Vanniloqui
Musica e spirito del tempo: il fenomeno Riki e gli altri idoli dei teenagers di oggi

Procede imperterrita, Silvia Toffanin, nella sua azione votata a far piangere in diretta il maggior numero possibile di Vipss, e col numero di lacrime maggiore possibile; qualsiasi particolare possa fornire il sia pur minimo appiglio – mamme invecchiate, fratelli schiacciati dal tram, cani perduti all’autogrill, pesci rossi perduti nello scarico – tutto fa brodo e ci si insiste fino a quando non si ottiene lo scopo e lo share del sabato pomeriggio, mamme pensionate, si impenna. Certo, se non trovi la soubrette sociopatica che non piange nemmeno se gli spalmi il Balsamo Tigre sulle cornee, beninteso, che di simili attrezzature da palcoscenico, evoluzione di una razza altamente specializzata di materiali di scena, ormai son pieni gli studi ed i palchi. E a questo proposito, ecco il cantautorino junior direttamente dalle fabbriche di artistini di Maria De Filippi (una delle tante, che importa quale?): fronte bassa, spalle camuse, labbro arricciato e occhi di ghiaccio di quelli che dal poster della cameretta invitano all’orgasmo anticipato le minorenni. O i minorenni.

Riki, Tiki, Viki, chi si ricorda. Perché a noi matusa sembrano decisamente tutti uguali, un po’ come i cinesi. Nota: come sarebbe trasmettere da noi un “Amici” cinese? Meglio o peggio? Potremmo riconoscerli addirittura meno di quanto non accada oggi? Forse, forse no. Cosa potrebbe ancora peggiorare? Ma la risposta, crudele, è già lì in arrivo: potresti renderti conto della certezza di essere davvero un matusa nel momento in cui realizzi che questo qui ha venduto il maggior numero di dischi di questo luttuoso 2017, più di Celentano, più di Vasco, di Mina, di Ligabue e di Tiziano Ferro. Attimo di brivido, poi attimo di stupore, poi ti rendi conto che è naturale, e che quello che stavi pensando – che il mercato attuale, cioè, sia fatto ad uso e consumo dei consumi dei ragazzini – è la sacrosanta verità. E’ un mercato in cui non solo Rovazzi sbanca i preadolescenti e anche quelli delle elementari, ma addirittura Morandi trova un buon appiglio in lui per scalare di nuovo le classifiche e darsi una patina di moderna rivendibilità (e chissà che non riesca a piazzare le rimanenze de “La Fisarmonica”). Un mercato in cui i vari Fabri Fibra, J-Ax, Fedez e tutti gli altri cantori della ribellione postprandiale suburbana indirizzano i propri versi non già come farebbero in altre realtà ad avanzi di galera in cerca di un posto nella società ma a ragazzine ambosessi che non si sentono compresi dalla prima media in avanti e cercano di capire cosa significheranno per loro parole come “pensione”, “tasse” e “lavoro” che i loro genitori carcerieri pronunciano ad ogni due per tre. Un mercato, insomma, in cui non ci si deve stupire se poi vedi i quattordicenni vestiti come dei coatti appena usciti da Rebibbia, perché tutto l’indotto lavora per loro e si basa sulle loro paghette. Ma, ad essere pratici – e anche sinceri – non è forse sempre stato così, del resto? Chi ascoltava Morandi, ai suoi tempi, chi comprava i suoi dischi, chi guardava – al cinema, tra l’altro – i filmetti che lo ritraevano bravo ragazzino in preda ai turbamenti dell’amore se non altri ragazzini? Certo: la differenza sostanziale sta nel fatto che Gianni, col suo faccino pulito, piaceva pure alle mamme, mica solo alle figlie. Ma chissà che le mamme di adesso sotto sotto non sognino pure loro di poter dare una strizzatina a Gué Pequeno. Già, chi può dirlo?

Quanto a questo, basta andare ai concerti. Sotto al palco i ragazzini, appena un po’ più defilate le mamme, occhieggiate dai teenagers come se si trattasse di una specie non esattamente umana dalla quale loro siano discesi con metodi non ben descrivibili, tipo partenogenesi migliorativa, per dire; sul palco tizi col berretto sopra il berretto e più inchiostro addosso di quanto non ce ne sia in una cartoleria di biro, le loro genitrici con la farfallina sbarazzina o l’etnichino in posti facilmente nascondibili che non si sa mai, il tattoo va bene in spiaggia ma poi alla riunione scolastica fa brutto. E così, oscilliamo tra i due poli: da un lato quelli che cercano di trovare – e magari trovano pure – il seguito dell’emozione provata sotto al palco degli Europe e dei Guns’n’Roses e di tenere in vita un fuocherello, fuocherello che vuoi per l’esperienza, vuoi per la stanchezza, vuoi perché non era poi questo granché si va pian piano riducendo alla fiammella di cortesia; dall’altro quelli che si aggrappano disperatamente, per lo stesso motivo, a spettacoli ben diversi, finendo con il partecipare alle reunion di rockstar incartapecorite (tra le quali di nuovo i Guns’n’Roses) e cercano, magari, di perorare la loro causa presso i teenager di cui sopra. Chi con garbo e con la ragione del gusto musicale dalla propria (ma vi ci voglio vedere, a dire che Al Bano & Romina e Toto Cutugno sono poi così meglio, mutatis mutandis, dei Dear Jack), chi dietro minaccia di diseredazione al suono di critiche più o meno velate (tipo, non capisci un cazzo, chi sono quegli scalzacani).

Fa quasi male al cuore rendersi conto che se i nostri cinni fossero stati in altri tempi li avremmo considerati scemi e dissoluti perché avrebbero voluto recarsi ai concerti dei Beatles o dei Rolling o di altri simili capelloni. Il dubbio è: ma i Pooh, sono forse i Modà che han tenuto duro per 50 anni? Oppure quei tempi non torneranno mai più ed erano davvero irripetibili? E’ più meglio un Baglioni che scrive del suo piccolo grande amore o un Riki che nel chiuso della sua cameretta dice che scrive i suoi testi ma poi lo sappiamo benissimo che o li copia da Facebook o c’è un copy che li tira fuori per lui, visto che adesso è nel bizness? Noi, non possiamo rispondere: siamo evidentemente di parte. Allora, non resta che sperimentare: lasciando in bella vista, ma con il divieto di toccarli, dischi, video, parafernalia dei nostri beniamini di un tempo, e lasciare che giudichino loro cosa sopravvive alla maturazione del gusto e alla inevitabile falce del tempo, e cosa no. Alcuni punteggi parziali già ce li abbiamo: Led Zeppelin 10, Guns’n’Roses, 1, ad esempio. Se Riki durerà più di Baglioni e i Modà più dei Pooh, anche, ci sembra di poterlo già presagire. Ma non ci allarghiamo per modestia.

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