La (mancata) marcia su Roma 95 anni dopo

L’organizzazione neofascista Forza Nuova, dopo le parole del ministro dell’Intero Marco Minniti e l’autorizzazione negata dal questore di Roma, lo scorso 13 ottobre ha rinunciato alla manifestazione del 28 Ottobre (2017!), 95° anniversario della cosiddetta Marcia su Roma di Benito Mussolini. E’ una buona notizia.

I neofascisti e i loro sostenitori avranno così il tempo per riflettere e per informarsi su quella che fu in realtà la Marcia (anzi, la non-Marcia) su Roma del 1922 e conoscere qualcosa del fascismo e di Benito Mussolini. Non mi riferisco al periodo successivo alla presa del potere: dittatura, tribunali speciali, paludi, Impero, leggi razziali, guerra, Brigate Nere, ecc. Mi limiterei alle vicende che l’hanno preceduta (Denis Mack Smith: Mussolini. Rizzoli, 1981; Max Gallo: Vita di Mussolini. Laterza,1967).

Provo a indicare qualche fatto significativo.
Nel 1902 Mussolini – non aveva neanche vent’anni – si muoveva verso un socialismo internazionalista; già negli anni di scuola si era detto socialista. Sostenne che “Carlo Marx è il più grande teorico del socialismo” e tenne nel suo ufficio un ritratto di Marx. Era anche antimilitarista, ferocemente anticlericale e si proclamò ateo; i preti erano “microbi neri” servi del capitalismo. (27 anni dopo firmerà il Concordato con il Vaticano e il Papa lo definirà l’uomo della Provvidenza. Una bella svolta!). In seguito proclamò: “La bandiera nazionale è per noi uno straccio da piantare nel letame”.

Nel 1904 fu processato in contumacia per diserzione (era da due anni in Svizzera).
L’anno dopo, in seguito a un’amnistia, rientrò in Italia e vi compì il servizio militare.
Nel 1908 diresse per breve tempo un periodico socialista, La Lima, l’anno seguente diresse il settimanale della Camera del lavoro di Trento e, nel 1910, il giornale Lotta di classe.
Nel 1911 condannò la guerra coloniale di Libia come un atto di brigantaggio e un delitto contro l’umanità; insieme ai repubblicani proclamò lo sciopero generale e per questo fu processato.
(Ventun anni dopo avrebbe aggredito l’Abissinia, poi proclamato l’Impero “sui colli fatali di Roma”. Un’altra svolta!).

Dal 1912, per due anni, Mussolini diresse L’Avanti, il quotidiano del Partito socialista, sostenendo un’intransigenza rivoluzionaria.
Allo scoppio della guerra (1914) sostenne la neutralità dell’Italia, ma in seguito cambiò posizione, sostenne violentemente la necessità della guerra e si dimise dalla direzione del L’Avanti.
E, grazie anche ai finanziamenti di Francia e Inghilterra, fondò un nuovo quotidiano, Il Popolo d’Italia. In seguito fu finanziato da industriali interessati all’entrata in guerra e a vendere armi, da banche e dallo stesso Governo: una svolta radicale nella sua evoluzione politica. Fu allora espulso dal Partito socialista.
Richiamato alle armi, si comportò coraggiosamente, fu ferito e promosso caporale.

Il 23 marzo 1919, a Milano, in una sala fornita da uomini d’affari milanesi, in piazza San Sepolcro, con un centinaio di fedeli fonda i “Fasci di combattimento”: è la nascita ufficiale del Fascismo. Sono presenti molti futuristi e “arditi”, un corpo di ex combattenti, capaci di azioni violente. Il programma è confuso, nazionalista, ma anche rivoluzionario: terra ai contadini, gestione delle industrie e dei servizi pubblici affidata a sindacati tecnici e di lavoratori, giornata lavorativa di 8 ore, abolizione dei titoli nobiliari, imposta progressiva sul capitale, inasprimento delle imposte di successione, ecc.

In seguito, quando Mussolini valutò che le sue migliori possibilità di arrivare al potere stavano in tutt’altra direzione, queste proposte furono tacitamente abbandonate.
Il mese dopo un gruppo di fascisti, molti del corpo degli “arditi” e futuristi, assalta la sede del L’Avanti e la distrugge: il primo atto di rilievo dello squadrismo fascista.
Molte altre spedizioni punitive seguiranno nei due anni seguenti, contro le cooperative, le Camere del lavoro, i Comuni stessi, in risposta alle occupazioni delle fabbriche e alle richieste dei contadini. Esse saranno finanziate da agrari e industriali e spesso appoggiate e armate dalle forze dell’ordine. In due mesi, nel 1921, 400 Cooperative, Camere del lavoro e circoli socialisti sono distrutti 68 Consigli municipali sciolti con la violenza. I salari agricoli in un anno sono quasi dimezzati. Mussolini si rese conto che, quando le vittime della violenza appartenevano alla sinistra, le forze dell’ordine in genere non intervenivano; in seguito reclutò un esercito privato, prevalentemente “arditi”.

Nelle elezioni del novembre 1919, con un programma ancora di sinistra, i fascisti non ottennero neanche un seggio.
Nel 1921 Mussolini viene eletto deputato, con un gruppo di 35 fascisti. Fa discorsi moderati, rinnega il suo anticlericalismo, vuole ottenere le simpatie dei conservatori. Le elezioni si erano svolte in un’atmosfera di violenza. Le intimidazioni delle spedizioni punitive fasciste, consentite dalle autorità, influenzano pesantemente il risultato; a volte la polizia concedeva alle banda fasciste l’uso dei suoi autocarri, l’esercito forniva armi, la magistratura assicurava loro l’impunità. Alla Camera sceglie il suo seggio all’estrema destra dell’emiciclo. Il programma di sinistra del 1919 viene abbandonato, Mussolini cerca un appoggio della Chiesa e chiede sussidi governativi per le chiese e le scuole cattoliche.

Intanto il partito fascista cresce; nel luglio 1922 gli iscritti sono quasi 700.000. E proseguono le violenze contro i socialisti e contro i popolari di Don Sturzo, ormai indeboliti e quasi battuti. Intanto la situazione nel paese era peggiorata: da un lato l’inefficienza e i personalismi dei governi liberali e lo stallo parlamentare, dall’altro le posizioni velleitariamente rivoluzionarie dei socialisti i disordini, le violenze.
Nell’ottobre si susseguono incontri e trattative per un nuovo governo: Mussolini, Salandra, Don Sturzo (sconfessato dal Vaticano per il suo rigore antifascista), Nitti, Facta e altri politici.

Il 16 il gruppo dirigente concorda il piano insurrezionale, piano che otto giorni dopo assume forma definitiva. Intanto i fascisti si raggruppano numerosi in tre località intorno a Roma, circa 30000 uomini male armati. La sera del 27 ottobre la marcia avanza senza difficoltà, anche con la collaborazione delle autorità militari che dovrebbero difendere la legalità. Mussolini attende lo svolgersi degli eventi in albergo a Milano.

Nella notte del 28 il Re si dichiara d’accordo con la richiesta del Governo di proclamare lo stato d’assedio e di impiegare l’esercito per imporre la legge marziale.
La mattina del 28 Facta, il capo del governo, proclama lo stato d’assedio. Il generale Emanuele Pugliese, comandante della zona militare di Roma, assicura i ministri, riuniti in consiglio, che avrebbe potuto facilmente fermare le bande fasciste in poche ore. Intanto i militari entravano in azione per domare la rivolta; i fascisti opponevano una debole resistenza, gli edifici occupati durante la notte venivano sgomberati, strade e ferrovie venivano bloccate per impedire l’arrivo delle bande fasciste.
All’ora di colazione Facta torna dal Re per la formalità della firma.
Ma il Re rifiuta la firma. E’ la fine.

Frattanto a Milano Mussolini arrivava nel suo ufficio alle sei del mattino.
A sera i gruppi economici (Confindustria, Confagricoltura, Unione bancaria) e personalità politiche consigliano il Re di affidare il potere a Mussolini; ci si illudeva di poter facilmente domare e riassorbire il fascismo. Mussolini la mattina del 29 viene convocato a Roma. Questi parte la sera del 29 in vagone letto, con un treno speciale e giunge a Termini il 30 alle 10,40. Alle 11.15 è ammesso alla presenza del Re e riceve l’incarico di formare il nuovo governo.

Le squadre fasciste arrivano a Roma 24 ore dopo l’offerta a Mussolini di formare il nuovo governo, e dopo che il generale Pugliese aveva ricevuto l’ordine di farle passare.
A Roma ci furono festose dimostrazioni popolari. Forse un sospiro di sollievo dopo lunghi anni di marasma politico, di incapacità dei gruppi dirigenti liberali, di tensioni sociali, di inconcludente azione del Partito socialista, di violenze dei picchiatori fascisti.

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