Le donne alla conquista del digitale

Il saluto della presidente EWMD Nadia Caraffi

Parità di genere attraverso il lavoro. Di questo si occupa EWMD (European Women’s Management Development), che da trent’anni promuove il ruolo delle donne sostenendo il loro sviluppo professionale. Proprio il tema del lavoro, e del cambiamento epocale che le nuove tecnologie stanno determinando, è stato al centro della terza edizione di “Donne Digitali”, appuntamento organizzato dalla delegazione reggiana e modenese dell’associazione, con il patrocinio e il supporto della Regione Emilia Romagna, di Unimore, del Comune di Reggio e del Comune di Modena. Quest’anno l’evento era inserito all’interno del festival del digitale intitolato “After Futuri Digitali – Modena Smart Life” che ha animato la città della Ghirlandina per tutto il weekend.

Le socie di EWMD che hanno partecipato al convegno

Sabato 30 settembre l’Accademia militare di Modena ha fatto da prestigiosa cornice alla giornata di dibattito e laboratori, nei quali le oltre centocinquanta partecipanti hanno avuto la possibilità di avvicinarsi alle tecnologie informatiche: nel pomeriggio numerosi esperti del settore hanno offerto una visione del mondo del digitale, dai social media al web, alla formazione online, alla questione della sicurezza in rete. Presenti all’intera giornata di lavori anche una decina di allieve Ufficiali in divisa.
Di innovazione tecnologica – e di quanto permetta a ognuno di essere ovunque e di agire con chiunque per costruire nuovi prodotti e progetti – si è parlato fin dal mattino: lo ha fatto Nadia Caraffi, co-presidente di EWMD insieme a Simona Salvarani, evidenziando luci e ombre del nostro Paese, ai tempi della quarta rivoluzione industriale.

Da sinistra: Simona Salvarani, Tiziana Catarci, Samuele Bozzoni, Nadia Caraffi, Saverio Cuoghi, Stefano Mannino e Valeria Montanari

“L’Italia ha diversi ritardi strutturali: basso tasso di occupazione femminile, scarsi servizi di welfare, basso numero di laureati, scarsa cultura scientifica e inserimento tardivo nel mercato del lavoro. Ma è anche il Paese leader in Europa per il maggior numero di imprenditrici e lavoratrici autonome: molte donne fondano piccole imprese innovative e si lanciano nel mondo dell’alta formazione, delle tecnologie, delle start up digitali, della sharing economy”, ha evidenziato Nadia Caraffi. “L’Italia è il paese dell’associazionismo e del volontariato che creano coesione a dispetto del pessimismo e della negatività dilaganti. Oggi coesione significa capacità di competizione. Le imprese, i sistemi, i territori coesivi mostrano dati economici migliori: uno studio della fondazione Symbola dimostra che registrano bilanci più in salute, assumono di più, esportano di più. Con politiche adeguate, coraggiose e inclusive potremmo allora recuperare i ritardi accumulati nel passato, che rendono zoppo lo sviluppo del nostro paese, e promuovere una crescita che consenta alle donne di giocare alla pari, con l’aiuto che le nuove tecnologie offrono, in un nuovo mercato del lavoro”.

La giornata di “Donne Digitali” è iniziata con il saluto del generale di brigata Stefano Mannino, comandante dell’Accademia militare. Dopo aver sottolineato la corrispondenza tra il sistema valoriale dell’accademia e quello di EWMD, Mannino ha auspicato che le donne “possano nel futuro trovare una maggiore presenza anche qualitativa all’interno del mondo del lavoro, caratterizzato da una componente digitale sempre maggiore e in continua evoluzione”.

La presidente della Commissione per la Parità dell’Emilia Romagna, Roberta Mori, ha ricordato quanto la Regione investa in digitalizzazione e innovazione tecnologica, “e quanto lo faccia anche, con ancor più forza, nell’emancipazione femminile, che significa sviluppo di una società migliore. Le statistiche relative al global gender gap del World Economic Forum sono impietose: su 145 Paesi, l’Italia è al 117esimo posto per partecipazione delle donne allo sviluppo sociale ed economico del territorio in cui vivono. Il gender gap è trasversale; il digitale però, in particolare, è un elemento esemplificativo della disuguaglianza di opportunità. Spesso le ragazze ritengono non adeguata la scelta di materie scientifiche e tecnologiche rispetto al loro percorso di vita e di successo professionale e personale: tante volte c’è perfino un retaggio di ruolo, sociale e culturale, che deve essere superato. Le ricerche ci dicono che l’Italia investe in economia digitale, però stentiamo a formare personale adeguato a queste sfide. La giornata odierna punta proprio ad aumentare le competenze di ognuna di noi in questo ambito, oltre che a rafforzare le sicurezze”.

Durante la mattinata di lavori si sono succeduti gli interventi di numerosi relatori, mirati a presentare lo scenario attuale, già così permeato dal digitale, e a immaginare quello futuro, che lo sarà prevedibilmente molto di più, come ha ribadito la giornalista scientifica dell’Ansa Enrica Battifoglia parlando dei progressi dei robot. Di trasformazione di abitudini e relazioni sociali ha parlato l’assessore comunale di Modena Giulio Guerzoni, mettendo in luce quanto “se correttamente utilizzati i social network e i mezzi di comunicazione digitale riducono a zero i costi per la comunicazione e hanno ricadute positive sul mondo del lavoro. Dai rischi, che pure esistono, possiamo imparare a difenderci con giornate come questa che puntano ad accrescere la cultura digitale e ad offrire opportunità di approfondimento”.

Ospite del confronto dedicato a “Quale genere di lavoro 4.0” moderato da Saverio Cuoghi, l’assessore alla partecipazione e all’agenda digitale del Comune di Reggio Valeria Montanari ha posto l’accento sulla “necessità di attrarre talenti sul nostro territorio, perché sono loro la forza che ridisegna il futuro in un modello economico destinato a cambiare. Se da un lato occorre investire in istruzione universitaria tecnico-scientifica, dall’altro occcorre agire sul piano dell’innovazione sociale, dove la capacità delle persone di aggregarsi può aumentare la progettualità innovativa. Perché dobbiamo pensare che le grandi piattaforme di sharing debbano mantenere unicamente dimensione nazionale o europea? Perché i servizi civici, di innovazione in ambito sociale, non possono avere una dimensione di quartiere e migliorare la vita di tutti noi? Pensiamo al negozio di alimentari sotto casa: quanto sarebbe comodo se ci fosse una app che segnala i prodotti in scadenza, così che il cittadino possa comprarli scontati e risolvere in fretta il problema della cena? Sembrano soluzioni banali, ma non lo sono nella misura in cui possono essere applicate alla nostra quotidianità e diventare un bene di comunità. In un territorio in cui l’associazionismo e il volontariato sono veramente forti come l’Emilia, i beni comuni possano creare un plus di natura economica e una micro economia in grado di dar vita a posti di lavoro e opportunità per le persone. La sfida del digitale è costruire una cultura in cui le cose ancora considerate, da molti, accessorie, diventino utili: i dati Ocse dicono che nel digitale ci sono quattro milioni di posti di lavoro, pronti per essere occupati dai nostri figli a cominciare da oggi e per i prossimi anni”.

Molto seguiti anche gli interventi di Samuele Bozzoni (Confcooperative Lombardia) e di Tiziana Catarci, professore ordinario alla Sapienza, che ha parlato dell’impatto dell’innovazione sui tipi di lavoro. Secondo la società di consulenza McKinsey, nel prossimo futuro il 45% dei posti di lavoro saranno sostituiti dalla tecnologia già disponibile; Gartner stima che un posto di lavoro su tre sarà sostituito dalla tecnologia del 2025. La buona notizia è che sarà proprio essa a creare nuovi lavori.

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