Due casi, due pesi
Reggio e la questione femminile

Torna d’attualità la questione femminile: il movimento ‘Non una di meno’ di Reggio Emilia contesta una pubblicità sessista che mercifica il corpo della donna. Intanto però, al di là del caso specifico, a Reggio si sono sentite parole interessanti sul tema della discriminazione della donna da parte del Ministro Marco Minniti e di Emma Bonino. E tutti e due hanno preso il problema da una angolatura che a Reggio e dintorni non viene quasi mai affrontata: quella dei diritti della donna nelle famiglie degli immigrati. Nessuno dei due ha parlato esplicitamente di Islam, ma il riferimento da parte di entrambi è stato chiarissimo.

Partiamo da Minniti, ospite sabato scorso a Festareggio: il Ministro dell’Interno ha chiuso il suo intervento dichiarando che “noi abbiamo avuto un importante movimento femminile. Chiedo ai sindaci che si lavori per far capire che su questi principi l’Italia non cede e chiede agli altri di uniformarsi ai nostri livelli di civiltà e di diritto, perché a quei livelli le donne e gli uomini italiani non hanno intenzione di venire meno. Non c’è niente di più odioso della violenza sulle donne”.

Emma Bonino ha usato parole altrettanto chiare: “C’è un punto di diritti e doveri per noi e loro (gli immigrati, ndr): nei nostri paesi non si va in giro irriconoscibili. Si possono mettere foulard, rossi blu, ma nei luoghi pubblici voglio vedere con chi ho anche fare, perché siamo una civiltà a responsabilità individuale. E la legge la devono rispettare tutti, siano immigrati, turisti, e se mi consentite anche gli italiani. Ci sono punti non negoziabili”.

Non ci risulta che le associazioni femministe reggiane abbiano preso una posizione chiara e pubblica forte contro l’uso del Niqab (il velo nero che copre integralmente la donna tranne una stretta fessura sugli occhi: sostanzialmente una prigione ambulante), nonostante il fatto che le donne che lo indossano siano presenza fissa ai mercati del martedì e venerdì mattina in centro storico.

Protesta dura e condanna inequivocabile si è avuta invece verso un altro triste episodio. “Nel degrado generale – si legge ne comunicato di Non una di meno – Reggio Emilia si allinea alle peggiori tendenze in fatto di pubblicità sessista. Un colpo di genio del titolare di un negozio di ottica in centro storico, ed eccoti servita un’esemplare campagna pubblicitaria made in Reggio che definire spregevolmente sessista è poco. Ispirandosi a un luminoso esempio fornito nientemeno che da McDonald’s, l’intraprendente esercente, incurante della presenza in negozio di un’operatrice tutt’altro che favorevole a questa iniziativa, ha progettato e realizzato volantini indecenti, esibiti nello stesso negozio e già distribuiti negli esercizi commerciali della zona circostante, e una campagna sui social che è stata subito identificata e denunciata come campagna sessista”.

“Con l’aiuto di qualche compare creativo – prosegue la nota – il ‘nostro’ ha pensato di sfruttare a scopi promozionali l’immagine di un’attraente e ammiccante giovane donna sdraiata, munita di tacchi a spillo e di un paio di vistosi occhiali, appiccicandoci sopra la scritta allusiva “Fidati… te la do Gratis la montatura”. “Un episodio inconcepibile nella nostra città, anche questo da catalogare a tutti gli effetti come forma violenza contro le donne”.

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One Response to Due casi, due pesi
Reggio e la questione femminile

  1. Guido La Vespa 19 settembre 2017 at 15:58

    Bravo Simone, hai centrato il punto: troppe volte si fa più confusione per il dito (la pubblicità sessista) anziché per la luna che lo stesso indica (i diritti delle donne nelle famiglie di immigrati). Tra l’altro, l’ottico reggiano ha raggiunto il suo intento, ottenedo una pubblicità gratuita pazzesca, dovuta proprio alle polemiche scatenate dal suo volantino. Per il resto, non si possono che lodare le parole di Minniti, dure ma non offensive, corrette nella forma e nella sostanza.