Vanniloqui
Di Renzi e Briatore, donne e sirene…

Super nonna renziana: provate a rottamare questa…

Dunque, noi abbiamo sempre creduto ad una realtà superiore, separata ma a contatto con quella che viviamo tutti i giorni. Tipo, I want to believe, diceva il poster di quell’impallinato di Fox Mulder; ma anche noi non siamo messi tanto meglio. E’ solo che ci siamo evoluti, da allora, e gli alieni non ci interessano più di tanto. Cosa mai potrebbero portarci che già non stiamo sviluppano o abbiamo addirittura già scartato? Cellulari microscopici? Occhiali intelligenti? Bambole gonfiabili che sembrano vive? Fatto, fatto fatto. Post verità, palazzi che si nutrono di energia solare, ricchi che dicono di essere comunisti? Fatto, fatto, fatto. Quotidianamente e anche di più. Cioè, adesso non è che vengono qui e si possono presentare col Betamax, no? Noi siamo già molto più avanti di così: abbiamo Facebook che spiega agli inserzionisti che, pagando, possono raggiungere 25 milioni di persone in più di quelle che realmente esistono solo nella fascia 18 – 34. Chissà quanti Neet ci saranno tra di loro, tanto inveterati da sfuggire persino ai censimenti. Solo che a un certo punto la ricreazione deve finire, e bisogna che qualcuno ci riporti coi piedi per terra; tipo, Renzi, che va in Sicilia a dire che le sirene non esistono. E alla bambina che si intristisce perché a lei la Sirenetta piace, oppone un affettuoso monito: attenta, piccola. Di questo passo diventerai una deputata del M5S. Sconcerto e livore immediato tra le associazioni dei genitori, repentina smentita da parte della Disney, panico tra le fila dell’M5S che stavano già preparando le vasche in parlamento per la prima deputata anfibia della storia italiana (come al solito, in grave ritardo: ché i politici anfibi in realtà sono da sempre la regola, non già l’eccezione). E vabbè, avrebbe potuto replicare piccata la bimba, nemmeno il PD esiste, se è per questo. Ma siccome in Italia l’educazione politica, specie della donna, è quel che é adesso le tocca crescere con questa terribile consapevolezza, tornare a casa e sfasciare la casa di Barbie, che un domani in realtà l’avrebbe preparata a tutto il ciclo fidanzamento Ikea matrimonio divorzio alimenti, e ora come si fa, a che santo votarsi per avere una educazione sociale degna di questo nome?

Ma, attenzione: forse le fate, eccetto che sui marciapiedi, non esistono, ma i maghi sì; e nel momento del maggiore bisogno, ecco che viene in nostro aiuto chi, se non Flavio Briatore, a spiegare alla donna – lui, portatore sano di tette, quindi può parlare a ragion veduta – quale debba essere il proprio ruolo nel mondo? Detto, fatto. Esso ruolo si può esemplificare in una semplice frase: la donna deve lavorare, è giusto che lavori, così non rompe i maroni. Non fa una grinza: altro che Neet, questa è una seria alternativa, che richiede una formale scelta di campo. Donna moderna: scegli adesso, in base alla tua inclinazione, quale debba essere la tua occupazione diuturna. Non restare con le mani in mano: quale carrierà maggiormente ti si confà, lavorare o rompere i maroni? Precisa Flavione nostro: da mattina a sera, quindi proprio con gli orari di servizio ben determinati. In pausa pranzo, ovviamente, no; poi ci sarà da precisare anche se si tratta di mansione retribuita oppure no, per poter quantificare le eccedenze di tempo ora come straordinari, ora come volontariato, se del caso. Quindi: o lavori o rompi i maroni; risatine dalle donne in sala. Ridono, capite, peggio di Franti, quel riso vigliacco che se tu ti azzardi a dire, prego signora si segga ti sputano come fa il lama con l’andino un po’ troppo audace, invece se Briatore dice loro che sono delle scimmiette che devono stare buone e lancia loro la banana, esse ridono. Capite da questi passaggi che non è Briatore, l’antifemminista: è che non puoi far convivere l’idea di una pari dignità di valori, di diritti, di doveri con uno sbilanciamento economico tale per cui se uno con un pacco di soldi così dice una cazzata lo si possa pure trovare simpatico. Ridono, come si può ascoltare dal video diffuso in rete, solo le donne: gli uomini, un po’ perché non osano più fare battutine simili, dopo quarant’anni di castrazione; un po’ perché, siccome di norma non ricchi e potenti come Briatore, hanno permesso al proprio cervello di svilupparsi un poco di più, non ci trovano mica tanto da ridere. Poi, intendiamoci, non c’è niente da ridere; perché l’analisi sociofenomenologica di Flavio sembra superficiale e rozza, ma non è così, come si evince dal successivo esempio. Tipo, lui abita a Montecarlo, e ci garantisce – ce lo garantisce LUI – che quelle donne che comprano dieci borse, non è che quando comprano l’undicesima provino più piacere. Con ciò spiegando con magistrale chiarezza e semplicità la legge dei rendimenti decrescenti, altro che il manuale del Samuelson. Occorre chiedersi, naturalmente, se solo le donne di Montecarlo comprando borse a Montecarlo non provino sufficiente piacere tanto da doversi mettere a lavorare (quindi inserendo sofferenza nelle proprie vite) per potere arrivare a sera più mature, autonome e colme di un piacere che non sia quello artificiale del Ferrero Roche o, non sia mai, del sesso tantrico caro a Sting (che poi si è saputo pure quella essere una balla); magari che so, quelle di Cuneo invece comprano borse a tutto spiano e godono come poiane. Bisognerà necessariamente fare uno studio epidemiologico presso le casalinghe di Voghera, che stano agli esperimenti sociali come i topini bianchi a quelli psicologici.

Come arbitro indiscusso di realtà, insomma, Flavio Briatore si riconferma quel maestro di vita e di saggezza quale già avevamo riconosciuto durante le sue lezioni bocconiane, occasione nella quale spiegò agli studenti che studiare non serve a nulla nella vita, prendessero pure lui ad esempio. Anche qui, di nuovo, il rapporto squilibrato potere percepito Vs ambizioni mal riposte portò non le donne, ma i genitori presenti in sala, pure loro, a ridacchiare, contenti come pasquette assieme ai docenti: gli uni paganti rette da capogiro, gli altri da quelle stesse rette retribuiti, tutti giù a ridere alle parole di un faccendiere che dice loro di essere dei coglioni in via di estinzione. Ci sta. Onore al merito, Flavione nostro sa da che parte gira il mondo, mica come la tipa che gli chiede: ti è mai successo di avere una compagna che guadagnasse più di te? No, risponde lui trasognato di fronte ad una domanda così evidentemente stupida. Pensa, magari: ma se guadagna più di me, cosa ci viene a fare, con me? Poi, si vede dalle rughe lombrosiane della fronte che un pensiero si fa strada: ma vuoi vedere che la domanda, oltre che stupida, era pure provocatoria e volevano darmi del mignottaro? Allora la butta sul motivazionale: no, devo guidare io, ho anche avuto rapporti con gente ricca ma devono stare sul sedile del passeggero, se guidano loro è un casino. Poi, accortosi forse (forse quel giorno ha mangiato un sacco di pesce) di essere incappato in un altro cliché sessista, precisa ancora: io devo essere il numero Uno, finché posso, quindi gli altri devono essere il numero due. Ok, forse non pesce a sufficienza, per fortuna si ferma qui.

Ma per nostra fortuna, nella stessa intervista non ci lesina, terminato il doloroso argomento del femminile, che poi tra l’altro ha così elegantemente risolto, nuove perle di saggezza per i più giovani; perché è qui, nel ruolo educativo per le nuove generazioni, che Flavio sprigiona tutto il suo meglio. E ci spiega così che lui parla con Nathan Falco, sette anni, come parlerebbe con un adulto di venti, trenta, quarant’anni (che poi forse vuol dire che parla a quelli di venti, trenta o quarant’anni come se ne avessero sette, a ben pensarci), perché è molto intelligente. Non avevamo dubbi: tanto per cominciare, è suo figlio, e come si sa tutti i figli sono geni agli occhi dei propri genitori, salvo beninteso i figli dei poveri che chissà perché sono sempre un po’ cretini; poi, crescendo, ha assorbito la saggezza, l’expertise dei due genitori ed è già pronto a conquistare il mondo. Prima intervista a sette anni, quattro lingue, due cellulari, a breve dodici provvedimenti a carico a cura delle Fiamme Gialle per elusione fiscale, probabilmente; la mamma ci avvisa, ha già le idee molto chiare, e noi sappiamo che non poteva essere diversamente con due genitori così pratici e concreti. Papà, dice, ma siccome nella pasticceria che abbiamo aperto a Milano c’è sempre gente, perché teniamo aperto solo dalle otto alle venti? Non possiamo tenere aperto più a lungo? Ma certo, Nathan Falco; bisogna solo vedere come fare. Ci sono dei costi di personale magari che non vogliamo pagare, tasse da eludere, sindacati da zittire, permessi comunali da vaporizzare. Qui però ci sentiamo di dare noi il nostro contributo; per abbattere i costi, dalle 20 lo facciamo diventare una coop sociale di volontariato, così non costa niente e può anche dare lavoro a tutte quelle donne che, nonostante le cure parentali e /o il lavoro, ancora arrivata la sera hanno voglia e bisogno di rompere i maroni. Mettiamole lì a servire i cannoli e le meringhe. Alla faccia delle sirene di Renzi, questa è realpolitik.

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