Rapporto Coop
Facciamo meno sesso, ma sono aumentati i ciclisti. Gli italiani del 2017 vanno poco in chiesa e usano troppo i social. Più divorzi e più sport (e la libido è tutta per il cibo)

Fabrizio Patti per www.linkiesta.it

Fosse solo il sesso, si potrebbe capire: i tempi di Divorzio all’Italiana e del Merlo Maschio sono lontani, figuriamoci quelli di Casanova. Invece il Rapporto Coop 2017 non si limita a descrivere un Paese che si è allontanato dalla sua immagine classica di paese sessualmente represso che proprio da questa repressione trovava un interesse straordinario per il sesso.

Sono tutti gli stereotipi, le immagini degli italiani che ancora si ritrovano nelle pubblicità straniere, a essere impallinati uno dopo l’altro. Non siamo più un paese felice.

Il calo del desiderio è diffuso, ma non a tavola (già: non ci resta che godere di piatti prelibati)

Non siamo più disarmati, visto che 12 italiani su 100 pare abbiano un’arma da fuoco. Siamo diventati impauriti dagli stranieri. Non ci sposiamo più in chiesa. E non ci andiamo neanche più in chiesa, almeno tre quarti di noi. Non abbiamo più i matrimoni in comunione dei beni, neanche al Sud. Abbiamo nuovi punti di riferimento. Il cibo è diventato la nostra stella polare, fattore di piacere, identità, curiosità. E siamo uno dei popoli al mondo più attaccati ai social network, a tutte le età. Ma, diciamolo, non siamo più neanche così pigri come vogliamo descriverci. E non così chiusi, visto che la nostra apertura verso la tecnologia è davvero alta e la nostra paura che i robot ci rubino il lavoro molto bassa.

Ma cominciamo dal sesso, giusto per togliersi il pensiero. Lo schema qui sotto dice già molto.

«Proprio nel Paese dei latin lover e dei dongiovanni sembra aver luogo una metamorfosi silenziosa e inattesa» dice il Rapporto. «Sembrerebbe, infatti, sia entrato in crisi il lato più passionale degli italiani: non soltanto di una perdita di interesse nei confronti della seduzione e dell’arte amatoria, ma forse di un vero e proprio calo del desiderio sessuale».

BYE BYE TROMBEUR (NIENTE SESSO, SIAMO ITALIANI) / “SECONDO IL RAPPORTO COOP 2017 NON SIAMO PIU’ UN PAESE DI CASANOVA: NEGLI ULTIMI 15 ANNI, IN PICCHIATA LA FREQUENZA DEI RAPPORTI SESSUALI. MA SIAMO DIVENTATI PIU’ SPORTIVI (E’ IL CICLISMO A FARLA DA PADRONE)” (titolo di Dagospia; nella gif una memorabile scena da “Ultimo tango a Parigi”, 1972)

Poi arrivano i dati: la più recente indagine Doxa in materia riporta che negli ultimi 15 anni la frequenza dei rapporti sessuali è diminuita del 10% ed il calo ha colpito tutte le fasce d’età, compresi i più giovani. La fase più critica è quella dei 35-40 anni, nella quale solo tre coppie su dieci continuano ad avere più di un rapporto alla settimana. Chi fa meglio? Chi ha meno di 35 anni e chi ha una relazione che dura da meno di cinque anni. È un piccolo psicodramma collettivo, se è vero che il 75% degli italiani dichiara di essere preoccupato per un calo del desiderio sessuale. Il 9% ammette di non aver avuto rapporti sessuali negli ultimi sei mesi, e quasi a questo punto ci si aspetterebbe quote maggiori.

Anche Tinder, in qualche modo, ha fatto cilecca. Le diffusione delle app di dating online non hanno contribuito a investire la tendenza e, anzi, ricorda Blogmeter, Tinder è il social network più abbandonato tra tutti (ma è probabile che molti di quelli che lo scaricano lo fanno per curiosità. In ogni caso i Millennial hanno in media meno rapporti sessual rispetto alle generazioni precedenti.

Che è successo di preciso? E perché anche le visite ai siti porno sono in costante discesa? Il Rapporto Coop non si spinge fino alle interpretazioni. Va a vedere le conseguenze. La spesa per profilattici nell’ultimo anno è scesa del 6% (-4,7% in volume), così come quella per la pillola anticoncezionale (-3,4%, -4,2% in volume). Hanno avuto un boom (+20%) solo la pillola del giorno dopo e la pillola dei cinque giorni dopo, ma su questo ha influito il provvedimento del marzo 2016 che permette di acquistarle senza obbligo di ricetta. Tutto spiegato? No, perché rimangono esclusi da questi conteggi gli acquisti online.

L’affare è assicurato, tanto di urgenza non ce n’è troppa. Sotto con gli altri stereotipi. La famiglia italiana, quella di cui si torna a parlare da quando gli spot delle merendine la bersagliano con meteoriti. Non ce n’era bisogno, avevamo già fatto da noi. Tra tutte le parole proposte dagli intervistatori, “famiglia” è quella che continua ad avere il valore più positivo. Il quadro del Rapporto sulle famiglie è però questo: «Famiglie allargate, scomposte e riunite. Famiglie adottive, famiglie che accolgono minori in affido. Figli avuti da nuovi matrimoni o relazioni precedenti. Matrimoni multiculturali e multietnici. Vedovi risposati e nuovamente genitori. Coppie di fatto. Famiglie omogenitoriali (3mila le unioni civili da maggio 2016 a marzo 2017, ndr). Genitori single. Mamme in carriera e papà casalinghi, nonni multitasking ed in piena attività lavorativa».

Non c’è da scandalizzarsi, solo cercare di capire. Sicuramente le nozze sono sempre più multietniche. I matrimoni in cui almeno uno dei due sposi è di cittadinanza straniera sono circa 24 mila (pari ad oltre il 12% delle nozze celebrate nel corso dell’ultimo anno, con valori più elevati e vicini al 20% nel Nord-Est). Gli uomini italiani cercano donne dell’Est Europa, senza dubbio: Romania, Ucraina, Russia e Moldavia sono i Paesi nelle prime quattro posizioni. Le donne italiane convolano con gli stranieri delle comunità più numerose: le prime quattro provenienze sono Marocco, Albania, Romania e Tunisia.

Non si sa se sia un “effetto badanti” o fenomeni di altro tipo (nel Rapporto si parla di famiglia alla Macron), fatto sta che la quota di matrimoni tra persone che presentano almeno 10 e 20 anni di distanza è pressoché raddoppiata dal 2004 ad oggi, passando rispettivamente dal 4% al 7% e dallo 0,5% all’1% del totale. Il quadro finisce con tre pennellate. La prima: i divorzi hanno avuto un boom (+60%) ma soprattutto perché da metà 2015 è in vigore la legge sul divorzio breve. La riduzione dei tempi per i divorzi giudiziali ha anche fatto aumentare la loro quota, da un quarto a più di un terzo.

La seconda pennellata: il regime di separazioni dei beni. A fare a pugni con l’immaginario collettivo è soprattutto il Sud: un decennio fa la sceglieva meno della metà delle coppie, oggi tre quarti. Tutto si tiene, anche il crollo dei matrimoni religiosi. Quarant’anni fa si sposava in chiesa il 92% degli italiani, oggi il 57 per cento. C’è anche una citazione di un dato risibile del Censis, secondo cui nel 2031 nessuno si sposerà più in chiesa, zero per cento. Ovviamente una provocazione, frutto di una proiezione statistica in avanti delle tendenze degli ultimi anni. Sembra comunque che lo storico sorpasso dei matrimoni civili su quelli religiosi si avrà nel 2020. In tutto questo pare c’entri anche la crisi economica, perché le nozze civili costano meno. Ma anche il rapporto degli italiani con la Chiesa è lontano dall’immagine che gli altri hanno di noi all’estero o che rimane nei ricordi dei nostri emigrati. Nel Nord-Ovest del Paese solo sei persone su dieci, considerando tutte le età, si dichiarano cattolici, nel resto d’Italia sono il 75 per cento. Meno del 70% tra chi ha tra i 15 e i 35 anni. Gli stranieri non c’entrano, se non in parte.

C’è una grande percentuale di credenti senza un riferimento religioso, quota pari alla somma di atei e agnostici, che complessivamente sono ancora solo il 10 per cento. Ma la pratica religiosa continua a cadere, se si considera che in soli 15 anni, tra il 2001 e il 2016, la percentuale di chi va a messa la domenica è scesa dal 36 al 28 per cento. Con cosa si riempie questo vuoto? La buona notizia è che in cima non piazziamo le trasgressioni che fanno peggio. Si fuma di meno e si beve di meno. Aumenta però purtroppo e non poco la spesa per il gioco d’azzardo, con la benedizione dello Stato. In compenso scopriamo di essere diventati almeno un po‘ più sportivi, con un’impennata di chi fa sport in modo continuativo, ormai un italiano su quattro, e con il ciclismo a farla da padrona.

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