“Stam sò da dòs”
Due cuori, due capanne: mi piaci, ma voglio vivere da sola, free. Come dire: ci vediamo quando ci va, ok?

MALA TEMPORA O LIBERTA’ DI MANOVRA? UN ARTICOLO DI DUE ANNI FA TORNA A ESSERE CONDIVISO SU FACEBOOK PERCHE’ SEMPRE ATTUALE (LE COSE NON SONO DI CERTO CAMBIATE, ANZI…)

“Aumentano le giovani donne che, pur fidanzate, scelgono di non convivere. Per dedicarsi alla carriera? No. Per salvaguardare autonomia e libertà. Una rivoluzione silenziosa, che sta cambiando i modelli tradizionali”

"E' vero. Io vorrei accasarmi con una compagna sensibile e premurosa... che magari mi faccia da mangiare... ma non è facile trovarla"

“E’ vero. Anch’io vorrei vivere con una donna brava e premurosa, ma non è facile trovarne: troppa libertà”

-> di CHIARA LALLI E NOEMI MILANI (“D” di Repubblica del 14 settembre 2015)

In Italia si celebrano sempre meno matrimoni – 200mila all’anno secondo dati Istat – ma almeno 6 milioni di connazionali hanno sperimentato la convivenza nel corso della loro vita. Che siano queste le nuove nozze? Forse sì, ma non sempre. Secondo i dati raccolti dal sito di dating Parship.com, meno di un terzo dei single sogna la convivenza o il matrimonio. L’indagine svela altri particolari inaspettati sulle giovani single: il 18 per cento vuole sì essere fidanzata, ma non desidera condividere la casa. Solo l’8 per cento degli uomini, invece, vuole mantenere la propria indipendenza domestica. Il modello classico è cambiato. Oggi è la donna a tirarsi indietro.

portaAntonella, 34 anni, un lavoro nella comunicazione nel no profit, vive felicemente da sola. «Il mio incubo in un rapporto di coppia? Vivere con un uomo che si aspetta di tornare a casa e trovare la cena pronta. Semplifico, ma il senso è quello: l’idea che debba essere io a pensare alla casa “in quanto donna” m’innervosisce solo a pensarci. Nessuno lo direbbe mai ad alta voce, ma nei fatti è un’aspettativa di molti più uomini di quanto si pensi. Abito per conto mio da 15 anni, sono abituata a organizzarmi da sola e a decidere se e quando stare in compagnia. Sono disposta a fare compromessi sul mio modo di vivere, ma non ad accettare qualunque condizione, non ho ansie da solitudine. Vivere insieme o sposarsi non è più un dovere o l’unico mezzo per sentirsi realizzate, ma una scelta che deve migliorare la vita. Alcune mie amiche mi dicono che è un pensiero… “da maschio”, ma è ancora una distinzione che ha senso oggi?».

Lo stigma sociale resiste («soprattutto quando torno al sud», aggiunge Antonella) ma, come scrivevano qualche anno fa Emilia Arcaleni e Barbara Baldazzi in Vivere non insieme: approcci conoscitivi al Living Apart Together (8/2007, Istat), “nel sistema tradizionale italiano tre eventi si susseguivano in una precisa sequenza temporale: matrimonio, vita insieme, nascita dei figli. Ora questi elementi non sono necessariamente così in relazione e in sequenza temporale come in passato».

I modelli familiari e di convivenza sono duttili e si adattano ai cambiamenti economici e sociali, ma soprattutto ai nostri desideri. Si può voler vivere come in un matrimonio ma non stessa casa? Si può decidere di prendersi i vantaggi di una relazione e di sottrarsi all’obbligo di scelte definitive o predeterminate? Si possono rifiutare presunte leggi universali come: “Se ho una relazione davvero importante devo convivere”? La risposta è sempre più spesso affermativa.
L’amore ognuno a casa propria può essere una tappa oppure il modo permanente di adattare una relazione alle proprie preferenze. E se anche all’inizio non è stata una scelta, questa indipendenza sembra essere più facile in un clima sociale meno oppressivo.

MASCHIO SEMPRE PIU' DEBOLE... E SOSTITUIBILE

MASCHIO SEMPRE PIU’ DEBOLE… E SOSTITUIBILE

Lidia, 36 anni, gestisce una casa vacanze a Roma e lavora per un’agenzia immobiliare. «Il mio impegno professionale non ha orari vincolanti, così organizzo il mio tempo libero come pare a me. La mia non è stata proprio una scelta, ma oggi sono contenta così, ho un sacco di amici e un sacco di cose che mi piace fare. Non vedo il matrimonio come un obiettivo e non credo sia necessario: se due persone stanno bene non c’è bisogno di altro. Per fortuna non è più come ai tempi di mia madre e mia nonna, quando lo status di una persona era notato e messo sotto processo da tutti e spesso il matrimonio era una buona occasione – se non l’unico modo – per poter andare via di casa.

Carmen Leccardi, ordinario di Sociologia della cultura all’Università di Milano Bicocca, si sofferma su questo cambiamento sociale e temporale. «Poter scegliere è sempre un vantaggio. Le giovani donne sono consapevoli che l’esplorazione dei propri desideri non debba essere ingabbiata in una relazione con il partner. Vogliono avere tempo e spazio per sé, e non seguire passivamente la tradizione. I confini della coppia sono meno oppressivi, ora c’è spazio per le amicizie e per la solitudine. È un grande passo in avanti».

Letizia, 33 anni, segue i rapporti internazionali per un’agenzia governativa. «Posso amare qualcuno alla follia ma avere un’idea diversa dalla sua su come fare il bucato o riporre gli oggetti in un armadio, e non voglio che questo diventi un elemento di discussione o di contrattazione. E allora ognuno vive per conto proprio, e scegliamo ogni volta se e quando stare insieme». L’indipendenza economica è una condizione necessaria per questa libertà. «Quando una mia cara amica mi ha detto che se ne sarebbe andata volentieri di casa, ma non poteva permettersi un affitto da sola, mi sono sentita fortunata: non sono prigioniera delle spese sostenute a metà», continua Letizia. Autonomia, condivisione affettiva ma non domestica, libertà di scelta: sono questi gli ingredienti di un rapporto ideale.

MACRON SE LA RIDE... LUI HA TROVATO LA DONNA GIUSTA

L’ACCASATO MACRON SE LA RIDE… LUI HA TROVATO LA DONNA GIUSTA

Anna Silvia, 30 anni, barista. «Può essere una scelta temporanea. Non deve diventare un’altra trappola. Ho avuto lunghi fidanzamenti, ma ognuno a casa propria. In futuro vedremo. Mia madre alla mia età aveva già una figlia – me – di 4 anni. Io ho tutte le mie libertà, non devo rendere conto a nessuno».

Antonella, 30 anni, dottoranda di ricerca in Neuroscienze. «Per ora sono felice e soddisfatta così, non mi turbano affatto le battute di alcuni conoscenti o dei parenti. Avere un fidanzato senza viverci insieme mi fa sentire più libera, anche dal punto di vista professionale. Non devo tremare ogni volta che il mio capo parla della mia prossima esperienza all’estero, al pensiero di come riorganizzare la convivenza o di come conciliare la famiglia e il lavoro. Mi rassicura anche la possibilità di costruirmi uno spazio e un ruolo nel mondo, che mi faccia sentire utile e completa per conto mio, senza bisogno di vivere con qualcuno».

Erika, 28 anni, social media manager, dopo la fine di una lunga storia d’amore ha da poco incontrato un nuovo partner. «Sognavo una vita da sola, costruire qualcosa per me stessa e sentirmi realizzata. Desideravo lunghe serate sul divano a scrivere o a cena con le amiche. Oggi vedo la cosa un po’ diversamente, ma non ho perso la mia voglia e il mio bisogno d’indipendenza. Se penso al futuro mi immagino con lui. Non la convivenza, però».

Bianca Avanzini, docente di Sociologia e ricercatrice presso l’Università Cattolica di Milano, crede che il problema sia ancora riuscire a condividere i ruoli, non solo domestici, con il partner. «Da quando ho iniziato a studiare le modalità per raggiungere questo obiettivo sono passati almeno 30 anni, qualche piccolo progresso si è fatto, ma la strada è lunga. Per quanto riguarda il rifiuto della convivenza, il fenomeno può essere visto in due modi. Da un lato come il segnale che per alcune donne questo tipo di unione non basta: la convivenza è una situazione incerta, fragile, a tempo. Dall’altro, può essere un rifiuto implicito di ogni legame, anche matrimoniale. In tal caso si potrebbe trattare di un atteggiamento difensivo della donna, che teme di doversi assumere doveri specifici e duraturi, oppure di restare invischiata in una scelta che non si sente pronta a fare, che potrebbe impedirle essere o rimanere se stessa», continua Avanzini.

Nella conquista della libertà c’è anche un possibile effetto collaterale sulla qualità relazionale: senza l’obbligo di convivenza e matrimonio, i rapporti amorosi vanno meglio.
Questo passaggio è avvenuto e sta avvenendo senza un manifesto. «È una rivoluzione silenziosa, capillare e profonda», sottolinea Leccardi. E conclude: «Si tende a fare molta ideologia sull’autodeterminazione e sulla liberazione femminile, ma quelle dimensioni sono entrate nel vissuto delle giovani donne a livello profondo. Non c’è bisogno nemmeno di parlarne, si vivono. E aumentano ogni giorno».

SORPRENDENTEMENTE BELLO (ANCHE IN USA)
Vivere per conto proprio è un fenomeno sempre più diffuso. Eric Klinenberg, sociologo e direttore dell’Institute for Public Knowledge di New York, l’ha raccontato nel libro Going Solo: The Extraordinary Rise and Surprising Appeal of Living Alone (Penguin, 2012) e nel bestseller dell’estate negli Usa: Modern Romance, la storia dell’amore scritta con il comico Aziz Ansari. «Se abitareda soli un tempo faceva tristezza e paura, oggi le persone privilegiate usano le risorse per comprarsi la privacy, uno spazio autonomo. Questa scelta», sottolinea Klinenberg, «promuove valori moderni come la libertà e la realizzazione personale».

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