Stranger in the night a Rubiera: la Questura dice “no”, riammesso dal Consiglio di Stato

E’ stato condannato per violenza sessuale; lo hanno trovato tre volte alla guida di un’auto in stato di ebbrezza. Eppure tutto questo non basta a giustificare il diniego di permesso di soggiorno. E questa la sentenza del Consiglio di Stato del 3 luglio scorso, destinata a far discutere, che riguarda un cittadino straniero residente con la famiglia a Rubiera.

Il 17 luglio 2014 il Questore di Reggio Emilia nega allo straniero il rilascio del permesso di soggiorno a seguito di emersione dal lavoro nero. L’uomo è già presente da tempo sul territorio italiano in condizione di piena irregolarità. Il Questore dice no alla regolarizzazione per un motivo preciso: l’uomo è stato condannato nel 2002 dal Gup del Tribunale di Reggio per violenza sessuale. Non solo: il Questore segnala la “forte pericolosità sociale desunta dalla condotta incline a porsi alla guida in stato di ebbrezza alcolica”. Lo straniero ha presentato ricorso al Tar Parma, che gli ha dato torto, sostenendo che esiste una presunzione relativa alla sua pericolosità sociale. A questo punto l’uomo ha presentato ricorso al Consiglio di Stato e in questa sede ha avuto ragione: secondo i giudici l’appello è fondato e deve pertanto deve essere accolto.

Il primo motivo è tecnico e lo esponiamo così come spiegato dai giudici della Corte costituzionale: “La condanna più grave è stata pronunciata per il reato di cui all’art. 609 bis (violenza sessuale, ndr), ma con riferimento alla fattispecie dei “casi di minore gravità” di cui al terzo comma (per aver compiuto nei confronti di una connazionale non consenziente, toccamenti nelle parti intime “non particolarmente pervasivi”, come affermato dal giudice penale), che non rientra nell’ambito di applicazione dell’arresto obbligatorio in flagranza di reato, previsto (…) e richiamato, quale indice di gravità della condanna, (…) ai fini dell’automatica preclusione dell’emersione”. In sostanza il reato non prevede l’arresto in flagranza, non è quindi della gravità prevista dalla legge per far scattare automaticamente il diniego del permesso di soggiorno. Attenzione anche al secondo motivo: nemmeno le tre condanne per guida in stato di ebbrezza bastano a tratteggiare la pericolosità dell’individuo.

Nel provvedimento (del Questore, ndr) si legge infatti una mera elencazione delle condanne riportate per guida in stato di ebbrezza nel 2001, 2005 e 2010, e l’affermazione conclusiva della ‘forte pericolosità sociale desunta dalla condotta incline a porsi alla guida in stato di ebbrezza alcolica’. Ma la pericolosità – scrivono i giudici – va desunta dal complesso della condotta del soggetto, tenendo conto della sua evoluzione e con riferimento ad elementi attuali, o ai quali comunque possa attribuirsi un significato presuntivo di perdurante attualità in relazione al contesto”.

Nel caso in esame – scrivono i giudici – non sembra che dalle condanne – alla luce della natura del reato, del tempo trascorso, della condizione lavorativa e familiare dell’appellante – possa farsi discendere senz’altro un giudizio di pericolosità, non essendo i fatti ed il contesto così eloquenti dal non richiedere alcuna effettiva valutazione e motivazione”. “Al contrario – sottolineano dal Consiglio di Stato – occorreva che la Questura valutasse in concreto la situazione dell’appellante ed esternasse un’adeguata motivazione”. I giudici a questo punto tirano le orecchie alla Questura di Reggio, sostenendo che in via Dante abbiano sbagliato procedura. Infatti al momento del diniego del nuovo permesso di soggiorno era in corso un procedimento di estensione del reato di violenza sessuale. Ma non solo.

Pertanto – scrivono i giudici – a prescindere dall’esistenza di legami familiari e dell’esistenza di un procedimento di dichiarazione di estinzione del reato allora in itinere, all’appellante spettava la comunicazione di un preavviso di rigetto, che gli avrebbe consentito di rappresentare la situazione personale e familiare e far valere il (supposto) cambiamento di vita, al fine di una adeguata valutazione della sussistenza o meno dei presupposti per ottenere l’emersione”.
Per questi motivi “la Questura di Reggio Emilia è tenuta a riesaminare motivatamente la posizione dell’appellante, assicurandogli l’opportunità di partecipare al procedimento”.

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