Italia penultima nell’utilizzo di Internet (area Ue)

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L’inversione di tendenza è racchiusa in una cifra. Quell’1,5% di crescita annua dei ricavi che segnala la ripresa dell’intero settore delle comunicazioni, rispetto all’ultimo quadriennio in costante calo. A presidiare il comparto è l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, che nella relazione annuale certifica la ripartizione tra i vari attori del mercato di una torta da 53,6 miliardi di euro, rappresentativa del 3,2% della ricchezza prodotta in Italia nel 2016.

Il presidente dell’Agcom, Angelo Cardani, ne traccia il dettaglio e ricorda che la «quota prevalente dei ricavi è quella del mercato dei servizi di telecomunicazioni con il 60% del totale», a seguire ci sono i media (27% dei ricavi) e i servizi postali (13%).

Il documento precisa che ogni anno la spesa media nei servizi di comunicazioni (Tlc, tv, radio, giornali e prodotti postali) costituisce per gli italiani la seconda voce di spesa per le famiglie, a precedere è la casa. Dall’analisi emerge pure che l’Italia resta al penultimo posto della classifica Ue di utilizzo di Internet: la percentuale della popolazione che usa il web si ferma al 60%.

Dal quadro tratteggiato da Cardani si evidenzia che, dopo anni di crisi, il 2016 delinea alcune tendenze. Il mercato dei media registra nel suo complesso ricavi per 14,9 miliardi, segnando un rialzo del 5% rispetto all’anno precedente. A crescere sono soprattutto la televisione, che beneficia di una ripresa degli investimenti pubblicitari dell’8%, e il settore on line con un +15%. A tenere è anche la radio che intercetta dal mercato pubblicitario lo 0,8% in più rispetto al 2015. Dato negativo per quotidiani e periodici che vedono scendere del 6,6% le risorse investite dalla pubblicità.

Sul fronte televisivo l’esercizio 2016 viene archiviato tornando sopra quota 8,3 miliardi di ricavi complessivi (nel 2015 erano 7,83). Il 40% delle entrate, circa 3,5 miliardi, è costituito dalla pubblicità, il 36% dalla offerte pay (in calo) e il restante 24% è rappresentato in larga parte dal canone Rai, che beneficia dell’ inserimento dell’ abbonamento nelle bollette elettriche e cresce del 17% rispetto al 2015.

Tanto che nel documento del Garante il gruppo televisivo di Viale Mazzini scala un posto nella classifica dei ricavi del settore, superando Mediaset: al primo gradino si conferma Sky con una quota del 32% dei ricavi, poi la Rai con il 30% (va specificato che il 74% delle entrate è costituito dal canone) e al terzo posto Mediaset, che vale il 28% del mercato.

La misurazione delle forze in campo nella tv in chiaro evidenzia, a fronte di quasi 5 miliardi di valore del mercato, come la parte del leone spetti a Rai e Mediaset con l’ 80% dei ricavi totali e il 70% degli ascolti, sebbene quest’ultimi siano in calo per entrambi gruppi. A crescere nella tv in chiaro, in termini di ascolto, sono Sky (+1,7%), Discovery (+0,7% ) e La7 (+0,5% sul 2015). Anche per la pay tv, che vale circa 3,4 miliardi, il mercato mostra un’elevata concentrazione con Sky che si aggiudica il 77%.

Nella relazione Cardani ricorda l’impegno sia pubblico sia privato per Internet ultra veloce: i collegamenti a banda ultra larga nel 2016 hanno raggiunto il 72% della case italiane, nel 2015 erano il 41%. Il Garante, infine, lancia l’ appello sul fronte fake news. Serve «un intervento normativo», poiché la via maestra non può essere l’autoregolamentazione dei colossi del web.

Andrea Ducci per il “Corriere della Sera”

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