Provincia a piedi scalzi: il “capo tribù” Giammaria Manghi chiede la riforma della Riforma

SCARPE DIEM. Una calzatura di Costa

SCARPE DIEM. Una delle calzature di Manghi

La riforma Delrio è da riformare, almeno nella parte finanziaria: nel quadro attuale le province esistono per la Costituzione, ma non possono funzionare. Questa la situazione paradossale in cui si trova l’ente di Palazzo Allende, come spiegato dal presidente Giammaria Manghi: la legge assegna delle funzioni importanti all’ente (basta pensare alle implicazioni per i cittadini che hanno la manutenzione di strade e scuole), ma da Roma non arrivano più i soldi.

Per il Sose, la società del Ministero dell’economia che stabilisce i fabbisogni standard degli enti locali, il disavanzo delle province italiane è di 651 milioni di euro. Lo squilibrio finanziario delle province dell’Emilia Romagna è di oltre 53 milioni, mentre alla sola provincia di Reggio Emilia, per esercitare le sue funzioni, mancano 6,6 milioni. Le entrate della provincia di Reggio sono calate del 5,3% dal 2013 al 2017 (da 48,5 milioni a 46 milioni)mentre dal 2008 al 2017 sono stati tagliati all’ente ben 109 milioni di trasferimenti, al ritmo di 19 milioni all’anno a partire dal 2013. Nel 2017 la provincia prevede investimenti per 16,29 milioni di euro, mentre dieci anni fa il bilancio ne prevedeva 80.

La notizia buona – spiega il presidente Giammaria Manghi – è che il bilancio lo approviamo e non ci avvaliamo di deleghe. In Italia sono 26 i decreti dei presidenti di provincia che hanno certificato una situazione di pre – dissesto: noi non siamo fra quelli. I problemi del comparto province esistono e sono conclamati. Noi chiudiamo il bilancio avvalendoci di misure straordinarie: la dimensione è quella di un bilancio annuale e non triennale, come prevede la legge; la rinegoziazione dei mutui con Cassa Depositi e prestiti ci consente di far slittare in avanti il pagamento di 9 milioni di rate; abbiamo poi un avanzo di amministrazione che ci aiuta a disporre una chiusura in equilibrio”.

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Le risorse che lo Stato ci ha attribuito – spiega Manghi – sono insufficienti sia per i fabbisogni sia per quanto riguarda la parte corrente sia per quanto riguarda gli investimenti. Su questo punto ricordo che noi a metà marzo siamo state una di quelle province che hanno depositato un esposto cautelare in Procura denunciando la mancanza delle risorse necessarie per lo svolgimento delle funzioni fondamentali”.

Quest’anno – annuncia Manghi – c’è un dato dirimente in più, che è la certificazione di Sose, la società del Ministero che è finalizzata a misurare i fabbisogni standard, cioè quante risorse servono ad una provincia per funzionare: noi partiamo da uno squilibrio di 6,6 milioni. Partiamo da una certificazione dello Stato che dice che manca questa cifra”. “Dal punto di vista istituzionale – chiosa Manghi – credo che la riforma abbia senso nel concepire la Provincia come casa dei comuni: va invece riscritta tutta la parte finanziaria”.

Per finanziare l’attività “porteremo avanti un piano di dismissione di immobili e questo fa parte di un lavoro totalmente inedito, le province si sono sempre gestite attraverso i trasferimenti”.

Oltreoceano li chiamano barefooters, in Italia sono  conosciuti come gimnopodisti, parlo degli adepti di quella tendenza che, nata in Nuova Zelanda, ha attraversato la California, gli Stati Uniti in lungo e largo, fino ad arrivare in Europa; un vero e proprio movimento, una filosofia di vita che invita a scoprire l’interno universo attraverso i piedi entrando a contatto con il mondo e vivendo in simbiosi con la natura. Camminare scalzi ovunque, non solo in casa, ma anche per strada e sulle superfici meno comode, certo con qualche eccezione perché il rischio di di malattie ed infezioni varie è sempre dietro l’angolo, ma non ha scoraggiato le celebrità che hanno deciso, un po’ per moda, un po’ per reale convinzione, di camminare a piedi nudi. I benefici? una sensibilità crescente della pianta del piede, una migliore postura ed un maggiore contatto con la natura. Fra i barefooters celebri spiccano nomi come Vanessa Hudgens, Emma Roberts, Benjamin Millepied, Pamela Andreson e Sharon Stone. Se siete curiosi di saperne di più e di aderire al movimenti, visitate il sito “Nati Scalzi”, una vera community nata nel 1999 e sempre attiva. (trendandthecity.it)

Oltreoceano li chiamano barefooters, in Italia sono conosciuti come gimnopodisti, parlo degli adepti di quella tendenza che, nata in Nuova Zelanda, ha attraversato la California, gli Stati Uniti in lungo e largo, fino ad arrivare in Europa; un vero e proprio movimento, una filosofia di vita che invita a scoprire l’interno universo attraverso i piedi entrando a contatto con il mondo e vivendo in simbiosi con la natura. Camminare scalzi ovunque, non solo in casa, ma anche per strada e sulle superfici meno comode, certo con qualche eccezione perché il rischio di di malattie ed infezioni varie è sempre dietro l’angolo, ma non ha scoraggiato le celebrità che hanno deciso, un po’ per moda, un po’ per reale convinzione, di camminare a piedi nudi. I benefici? una sensibilità crescente della pianta del piede, una migliore postura ed un maggiore contatto con la natura. Fra i barefooters celebri spiccano nomi come Vanessa Hudgens, Emma Roberts, Benjamin Millepied, Pamela Andreson e Sharon Stone. Se siete curiosi di saperne di più e di aderire al movimenti, visitate il sito “Nati Scalzi”, una vera community nata nel 1999 e sempre attiva. (trendandthecity.it)

Sotto, il video “Amore omnia vincit”

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