Università e lavoro: “La filosofia? Fa bene a chi la studia e fa crescere le aziende”

Il rettore Andrisano ha dichiarato che bisognerebbe introdurre il numero chiuso per le facoltà umanistiche. Ma c’è chi la pensa diversamente

Il rettore Andrisano

Il rettore di UNIMORE Angelo Andrisano

In generale credo che sia meglio formare 50 filosofi piuttosto che 400che poi faticano a trovare lavoro”. A parlare è una figura autorevole e influente, ossia il rettore dell’università di Modena e Reggio, Angelo Oreste AndrisanoIl quale propone di mettere a numero chiuso le facoltà umanistiche del nostro ateneo: non più un accesso libero e indiscriminato, dunque, ma selettivo, regolato da un test di ingresso. La notizia è sulla Gazzetta di Reggio di ieri, con richiamo in prima pagina. 

Andrisano, docente di Ingegneria, motiva così il suo pensiero: “Ho letto interviste all’ex premier Romano Prodi (argumentum ab auctoritate – ndr) e al presidente degli industriali dell’Emilia Romagna Alberto Vacchi (ipse dixit – ndr), i quali predicavano di formare tecnici e ingegneri; io stesso ho fatto un incontro a Vignola con imprenditori modenesi che mi chiedevano la stessa cosa”. La sentenza è emessa, anche se il desiderata del rettore non si tramuterà tanto facilmente in realtà, poiché subordinato al via libera dal senato accademico… cui staranno fischiando le orecchie.

schopenIntanto sul Sole 24 Ore del 27 aprile è apparso un articolo dall’eloquente titolo: “Per le professioni del futuro bisogna studiare filosofia”,dove si legge che “ai lavori di domani, sarà richiesto di spaziare su più campi, di riuscire a mettere insieme più competenze e saperi”, e che “proprio la filosofia può fornire agli studenti gli strumenti utili al ragionamento e alla risoluzione dei problemiper anni considerata materia “inutile” o relegata esclusivamente nei licei a indirizzo umanistico, riacquista uno spazio importante, diventando una disciplina indispensabile per l’acquisizione del problem solving, alla stessa stregua della matematica”. “La filosofia – insiste ancora l’articolo – insegna ai bambini ad utilizzare il controfattuale, allenando così, la loro capacità di immaginare mondi possibili e di trovare soluzioni a problemi concreti e astratti”.

Un altro esempio: la retorica – ha scritto proprio ieri il filosofo Alessandro Pagnini sul supplemento culturale del Sole, “Domenica” – era una delle arti su cui in Occidente si sono formate generazioni per quasi 2.500 anni prima di sparire dai curricula scolastici; Juan Carlos De Martin, in un recente libro, ne veda con favore una rinascita insieme alle arti liberali nel sistema educativo che informerà l’«università futura». Sarà un modo per tornare a privilegiare l’educazione di una persona e di un cittadino, di un «uomo colto» più che di un lavoratore; prima che il mercato e la demagogia ci facciano dimenticare che siamo responsabili anche della nostra civiltà”. 

crescereSegnaliamo poi due titoli usciti nel 2013: quello di Giuliano da Empoli, “Contro gli specialisti. La rivincita dell’umanesimo” (Marsilio), dove in quarta di copertina leggiamo che “la crisi ha rivelato i limiti di una cultura astratta e compartimentata che non è più in grado di dare risposta ad alcuna delle grandi questioni che interrogano l’uomo contemporaneo: dai dilemmi della scienza al governo dell’economia, dalla sostenibilità ambientale alla rivoluzione digitale”, e quello di Nuccio Ordine, “L’utilità dell’inutile” (Bompiani), dove si sostiene che “non è vero, neanche in tempi di crisi, che è utile solo ciò che produce profitto”, perché “il culto dell’utilità potrebbe finire per inaridire lo spirito, mettendo in pericolo non solo le scuole e le università, l’arte e la creatività, ma anche alcuni valori fondamentali come la dignità, l’amore e la verità”.

Armando Sternieri, imprenditore ICT e docente universitario a Parma

Armando Sternieri, imprenditore reggiano nel settore dell’ICT e docente universitario a Parma

Sul tema “discipline umanistiche, numero chiuso, mondo del lavoro, futuro e innovazione” abbiamo chiesto un parere al reggiano Armando Sternieri, a.d. delle società Energee3 e thedotcompany nonché docente universitario a Parma.

Cosa pensa dell’idea di adottare il numero chiuso per le facoltà umanistiche?

Non credo sia questa la soluzione… Il problema del nostro paese è che abbiamo troppo pochi laureati, non troppi. Le statistiche sono impietose. Poi è vero che abbiamo anche pochi laureati in discipline scientifiche e anche tecniche, tuttavia togliere iscritti a una facoltà non aumenta le iscrizioni a un’altra.

Quindi?

Sono convinto che dovremmo invece aumentarlo il numero di filosofi, di fisici, di matematici, non ridurlo. A parte che credere che ridurre gli umanisti e gli storici faccia aumentare il numero di ingegneri è unipotesi non dimostrabile, oltre che argomentabile con grande fatica e poca efficacia. A mio parere, poi, occorrerebbe anche modificare o avere nuovi corsi di laurea, di modo che non siano a compartimenti stagni. In una società complessa occorrono molteplicità di saperi, contaminazioni culturali. Un fisico che non conosca l’epistemologia è zoppo, così come lo è un filosofo che non ha rudimenti di ciò che è l’informatica.

La filosofia, dunque, con tutte le discipline annesse e connesse, serve davvero alle imprese?

Ma certo! gli imprenditori ed i manager affrontano quotidianamente situazioni complicate, e prenderebbero decisioni migliori se conoscessero la filosofia, ma anche le scienze cognitive o la psicologia. Con la tecnica da sola non si va da nessuna parte… Prima di preoccuparci del mero sbocco specialistico, infatti, credo che ciascuno di noi dovrebbe fare esperienza di un percorso di sviluppo, crescita e formazione personale: la parola università, anche come suono e attinenza, rimanda alla parola universalità.

Diventare cittadini consapevoli e attrezzati è meglio che trovare un posto di lavoro precoce?

Diciamo che dovrebbe essere la priorità; dopodiché ognuno è libero di decidere cosa fare, ogni scelta è legittima.

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