Prodi vuole federare il centrosinistra, “ma non so se Renzi lo vuole”

renzi-prodi-304821«I 5 Stelle non sono pronti a governare. Fanno dichiarazioni omnicomprensive, la loro vera cifra è quella di opporsi al regime. Il loro successo è dovuto al fatto che giocano solo all’opposizione e hanno rinunciato ad ogni radice politica. Non si capisce nessuna proposta positiva, c’è il rischio che se arrivassero primi alle elezioni, rappresentino un pericolo». Così Romano Prodi, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo su La7.

Il Professore ha parlato anche del ruolo di Renzi: «In un sistema democratico, che il capo del governo sia anche il capo del partito non è sempre positivo perché in questo momento ad esempio i partiti hanno bisogno di popolarizzazione, di tornare ad essere presenti sul territorio. (…) Renzi può benissimo andare a Palazzo Chigi ma serve qualcuno che si occupi del partito». «Un governo di grande coalizione in caso di emergenza può benissimo esserci ma diventa immediatamente provvisorio», ha continuato poi Prodi sul tema delle alleanze, «ad ogni modo, un governo Pd-Forza Italia, oltre a non avere i numeri, sarebbe un governo di sinistra-centrodestra. Mi pare molto problematico. Se c’è saggezza, il centrosinistra può tornare insieme, è un’alleanza naturale».

«Se si vuole perdere, ci si divide. Io sono perché si rimettano assieme tutte queste anime (del centrosinistra, ndr). E io ho sempre voluto un governo di centro-sinistra». «Il compito di federare il centrosinistra spetterebbe al segretario del Pd, a Renzi, ma non so se questa sia la sua volontà». Ed ha aggiunto: «Un processo di riconciliazione esige un’apertura per rendere possibile di nuovo la convergenza». «Penso che Renzi abbia vissuto una fase di depressione, di scoramento, dopo il referendum. Ora con la vittoria alle primarie ha ripreso coraggio, ma le persone si misurano nel momento in cui devono prendere delle decisioni. Vediamo se Renzi sarà inclusivo o escludente», ha poi osservato. E ancora: «penso sia naturale che Renzi sia il leader del centrosinistra, purché sia inclusivo. Se il Pd avesse il 55% di voti, il problema neanche si porrebbe. Ma non è così»

(Corriere della Sera online)

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