Artoni: i numeri del tonfo e le “curiosità” nel bilancio 2015

Un risultato netto di esercizio in perdita per ben 74 milioni e 928mila euro, determinato in gran parte da 63 milioni di svalutazioni; un patrimonio netto negativo per 55 milioni e 944mila euro e una posizione finanziaria netta negativa per 52 milioni e 734mila euro. Questi alcuni dei numeri di bilancio che spiegano le dimensioni del crac Artoni. Si tratta in particolare dei dati contenuti nel bilancio della Artoni trasporti spa, azienda di proprietà della Artoni group: è il bilancio 2015, approvato lo scorso 17 marzo, in ritardo quindi di quasi un anno sui tempi fisiologici. Un anno che ha portato la grande azienda guastallese ad un passo dalla amministrazione controllata.

L’azienda si è vista riconoscere lo stato di insolvenza e attende le prossime mosse del commissario giudiziale Sergio Beretta. Sul fronte dei dipendenti si attende chiarezza: infatti solo con la concessione dell’amministrazione straordinaria porterebbe partire la cassa integrazione. Una misura molto attesa, considerando che solo 140 – 150 dipendenti potrebbero ‘salvarsi’ grazie alla procedura di affitto delle 14 filiali portata avanti dalla Fercam.

Il bilancio spiega bene i contorni della crisi di Artoni Trasporti: al 31 dicembre 2015 l’azienda produceva ricavi netti per 209 milioni e 195mila euro: ma questa cifra era nettamente superata dalla somma di costi esterni (189 milioni e 477mila euro) e costi del personale (26 milioni e 504mila euro), con un margine operativo lordo negativo per 6 milioni e 786mila euro.

Particolarmente interessante il capitolo della nota integrativa al bilancio che riguarda i debiti della società: il totale ammonta a 152 milioni e 492mila euro. Artoni al 31 dicembre 2015 doveva alle banche 53 milioni di euro, ai fornitori 76 milioni di euro, al fisco debiti tributari per 11 milioni e 539mila euro (di cui 10 milioni relativi a Iva sulle vendite del quarto trimestre 2015). La nota illustra i mutui erogati dalle banche e la loro copertura: si scopre così che Artoni trasporti ha ipotecato (per un valore di 6,5 milioni) un immobile a Roma a garanzia di un mutuo da 5 milioni concesso da Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza; sullo stesso immobile c’è una garanzia ipotecaria per 2,6 milioni a copertura di un mutuo da 2 milioni concesso da Unicredit alla collegata Artleasing. Altre ipoteche gravano su immobili siti a Bentivoglio (Bologna) e Guastalla, a garanzia di un ulteriore finanziamento di 5 milioni di euro. Infine, a bilancio c’è anche un mutuo di Bper da 2 milioni di euro, erogato nel 2009.

Infine, tra gli ‘impegni non risultanti dallo stato patrimoniale’, spuntano due curiosità. Artoni trasporti nel 2007 aveva promesso un importo complessivo di 100mila euro come contributo per il restauro di un edificio di interesse storico artistico nel Comune di Guastalla: al 31 dicembre 2015 mancavano ancora 37.500 euro per onorare l’impegno. L’azienda nel 2012 aveva ulteriormente promesso 75mila euro per il restauro della cattedrale di Guastalla: ma alla scadenza dell’anno 2015 aveva versato solo 6mila euro.  

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