Beati (Scopelli) Vs Allegri (non Massimiliano)

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Papamontaggio: a quando?

Non si fa in tempo ad elucubrare un arzigogolo scrittorio sull’esempio finalmente di liberalità reggiana (la consacrazione pubblica a Maria da parte del Vescovo mentre in Comune si presentava il Gay Pride Mediopadano nell’apparente silenzio rispettoso reciproco) che il nero su bianco viene castrato (per restare nell’ambito di una terminologia apocalittica) dalla notizia di una contromanifestazione orante e litanica da parte di un Comitato intitolato alla Beata Scopelli ed un po’ troppo frettolosamente quanto semplicemente piazzato “a destra” (di chi poi?) da chi evidentemente è un po’ digiuno, diciamo così, delle cose di Chiesa.

Un anti-corteo mesto e processionale che farà anche visivamente da contraltare a quello presumibilmente chiassoso e colorato voluto da Arcigay per riflettere sullo stato dei diritti civili (ottenuti e/0 negati). Anti-corteo altrettanto zigzagante in centro storico e con finalità di “riparazione pubblica” alla denunciata propensione “contro natura” della manifestazione princeps. “Riparazione pubblica” contro “Esibizione pubica” in sostanza, almeno nell’ottica dei ritualisti di Pio XI. Come se un presunto Dio Onnisciente, Onnipresente ed Onnipotente potesse venir turbato, nella sua armoniosa estensione di universo in universo o rimpicciolimento infinito nella particella elementare, dai giochi di mutande del signor Rossi…

Lo svolgimento scanzonato nei modi del presente intervento (su temi così delicati appunto quali il proprio credo ed i propri gusti sessuali ed il rapporto tra loro) è giustificato dal fatto che dalle nostre parti il confronto e, magari l’intersecarsi fisico delle due sfilate, si risolverà nella dimensione cultural-folkloristica nella peggiore delle ipotesi. Ma non dobbiamo scordarci che in molti Paesi del mondo, di “dati sensibili” (fede e affetti) si muore ancora. Dunque meglio, molto meglio, incredibilmente meglio oggi di quando, per esempio (scusate la “forzatura” ma è per rendere più comprensibile dove si voglia andare a parare) anche da noi sparuti gruppi di partigiani andavano alla caccia di preti, appena una 70ina d’anni fa, dunque non propriamente nel giurassico.

Ciò detto, e ricordato dello storicamente assodato fallimento di don Giuseppe Dossetti (poi Monaco a Monteveglio) di miscelare in una le due istanze maggioritarie locali, quella socialista e quella cattolica, e di un tentativo simile mai più intrapreso da allora (almeno sulla base di valori non di interessi condivisi), dobbiamo più modernamente interrogarci sul senso e le modalità del dialogo oggi, viste le tante irresoluzioni del passato. Non che la forza oscurantista contemporaneamente in campo il giorno dell’Orgoglio omosessuale sia da ascrivere a quelle oggetto del tentativo di cui sopra (domenica scorsa all’opposto, nella chiesa di Regina Pacis, la comunità si è riunita in preghiera per le vittime della discriminazione omotransfobica), ma ugualmente emblematiche del fatto che siamo ben lungi da un nuovo modo di pensare, essere ed agire.

In cui nessuno più sentirà il bisogno di appellarsi ad un dio sessuofobo (quello sì a nostra immagine e somiglianza) ipoteticamente alterato dai nostri gusti in camera da letto ma nemmeno di rivendicare in società ad esempio quote rosa o uguaglianze civiche tra essere umani in quanto sarà già “nella natura delle cose”. E le categorie progressista/conservatore ma anche laico/credente relegate nella stantia soffitta dove echeggiano i dibattiti ritmati dal terminologicamente corretto e atti solo a favorire tornaconti parziali. E dove l’unico sit-in, autoindotto e proclamato dal basso, sarà verso chi si sarà adagiato nel giudizio basandosi su preconcetti e visioni ideologiche.

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