Conato di “monito” Cisl: sfratti e pignoramenti in aumento

Nonostante la ripresa economica aumentano sfratti e pignoramenti immobiliari.

I dati 2016 segnalati da Sicet Cisl Emilia Centrale (fonte Tribunale di Reggio Emilia), evidenziano che, per abitazioni e attività commerciali, si sono registrati 2.270 provvedimenti convalidati e notificati (contro i 2.516 del 2015). In merito agli sfratti eseguiti si nota una recrudescenza, essendo saliti a 500 (contro i 463 del 2015). Nel capoluogo, a fronte di 939 convalidati nel 2016, 242 sono stati quelli eseguiti (l’anno precedente furono 1208 e 209). “E se agli sfratti si sommano problemi di morosità, problemi di pagamento dei mutui, difficoltà di accesso all’edilizia popolare – aggiunge il sindacato cislino degli inquilini – occorre un patto integrato tra i diversi enti che operano nella provincia per far fronte a questo fenomeno”.

I dati che abbiamo rilevato dimostrano che la situazione non è migliorata e la cronaca di oggi lo dimostra tristemente. La causa delle principali problematiche – denuncia Eugenia Cella, segretaria Sicet Cisl Emilia Centrale – vede allargata la forbice tra il reddito delle famiglie e i costi per la casa, rappresentati da tre voci: l’affitto o la rata del mutuo, le bollette energetiche, le spese condominiali. Quando questi costi superano il 50% del reddito, è chiaro che non sono più tollerabili. Da troppo tempo in Italia la questione abitativa è ai margini dell’agenda politica. L’ultimo piano casa serio risale al dopoguerra, anno 1949 – Piano Casa Fanfani o piano Ina casa con i contributi Gescal – sopravvissuto fino all’introduzione della legge 431/98. E’ una politica miope quella che si culla sul fatto che l’80% della popolazione italiana è proprietaria di casa. Chiediamo agli amministratori locali e ai parlamentari reggiani di farsene portavoce”.

Una fotografia delle persone che si rivolgono al Sicet reggiano spazia da persone con reddito basso a quelle che hanno perso il lavoro. “Ma ci sono categorie – dettaglia Chiara Lupi, responsabile Sicet per la provincia di Reggio Emilia – che prima non vedevamo: come l’imprenditore caduto in disgrazia, i giovani, persone che fino a poco tempo fa stavano bene. Purtroppo molte persone, per vergogna, non trovano la forza di chiedere aiuto”.

Un abitare inclusivo e sostenibile porta con sé molti significati significati – aggiunge Domenico Chiatto, segretario Cisl Emilia Centrale – comprende relazioni sociali ed economiche, ma anche una rete di significati nel territorio: tutto questo fa comunità. Da qui la nostra proposta per prevenire il disagio abitativo e garantire alloggi a prezzi accessibili. Deve proseguire la riforma del sistema di edilizia residenziale pubblica, modificando i criteri di assegnazione per rendere il sistema più equo, il recupero e il ripristino degli alloggi pubblici, per utilizzare al massimo il patrimonio esistente. Sì, anche, a un tema caro alla Cisl: un contributo di solidarietà, inteso anche come strumento per contrastare il disagio abitativo da prevedere ben prima che si arrivi a casi estremi”.

Sono necessari anche – aggiungono Cella e Lupi – fondi per la manutenzione straordinaria. Solo così potremo garantire che il patrimonio rimanga utilizzato. In un quadro più ampio coinvolgere in un accordo soggetti come Acer, terzo settore, cooperative edilizie e sociali, sindacati, ma anche diocesi, Confindustria e Camera di commercio potrà rimettere in movimento il mercato degli affitti a canone calmierato”.

C’è poi il tema dei nuclei familiari che non possono accedere all’edilizia residenziale pubblica, ma faticano ad accedere al libero mercato per il quale è necessario un housing sociale: deve diventare la principale destinazione per le trasformazioni urbanistiche, magari abbattendo in modo consistente gli oneri per chi sceglie quella strada. C’è la possibilità di costruire a costi più contenuti, è l’unico modo per sopperire alla normativa degli espropri che non consente di mantenere prezzi bassi. In merito al patrimonio sfitto e case che non sono agibili occorre promuovere un bando per poter sistemare gli appartamenti in cambio del mantenimento di affitti a canone sociale privilegiando anziani, giovani e disabili. Dobbiamo modificare anche i criteri delle assegnazioni, per non creare ghetti in alcuni quartieri. Introdurre parametri qualitativi, per garantire un mix sociale fondamentale”.

Sono scelte politiche forti – concludono dal Sicet -. Dobbiamo invertire la curva demografica della città: se non diventiamo una città accogliente, non riusciremo ad affrontare l’impatto di questo problema”.

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