Innovazione femminile al Tecnopolo

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Alcuni dei relatori

Dall’applicazione per smartphone che permette di ottenere passaggi in auto lungo il percorso casa lavoro, ideata dalla reggiana Micaela Prati, al dispositivo che opera nel settore biomedicale ed è in grado di ridurre i danni cerebrali causati da ictus, arresto cardiaco o trauma cranico grave, progettata dalla modenese d’adozione Mary Franzese con il medico anestesista Enrico Giuliani. 

Tante, e operative nei settori più disparati, sono le start up create da donne, a testimonianza che la capacità di innovare, anche in campo tecnologico, non è prerogativa maschile: ed è proprio partendo da questa convinzione che le associazioni Zonta ed EWMD (European women’s management development) hanno organizzato un convegno al tecnopolo dedicato all’innovazione al femminile, patrocinato dal Comune di Reggio e da Reggio Emilia Innovazione.

Meno di un mese fa il Consiglio Europeo per l’occupazione e le politiche sociali ha licenziato un atto di indirizzo rivolto a tutti i Paesi membri che auspica il raggiungimento di un tasso di impiego del 75% nel 2020, senza distinzione tra uomini e donne. “Oggi la media europea è del 75,9% per gli uomini e del 64,3% per le donne. A livello nazionale le donne distano da questa soglia di ben 17 punti percentuali; va meglio a Reggio, dove superiamo il 60%. Ma l’obiettivo europeo è ancora distante per tutti”, ha evidenziato l’assessora alle pari opportunità Natalia Maramotti in apertura del convegno. “Nei settori scientifico, tecnologico, ingegneristico e matematico le donne ricercatrici sono solo il 33%, appena il 24% nelle istituzioni accademiche e negli ambiti di applicazione tecnico scientifica. Ecco perché diventano necessarie iniziative come quella di oggi, che cercano di abbattere gli ostacoli all’ingresso e alla partecipazione nel mercato del lavoro”.

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Relatori e platea

Della necessità di integrare la prospettiva di genere nelle politiche nazionali in materia di occupazione si è detto convinto anche il prefetto Raffaele Ruberto, che ha ribadito quanto possa essere complicato per una donna coniugare esigenze personali e professionali: “Il convegno di oggi sull’innovazione femminile ha senso e continuerà ad averlo finché l’orientamento sessuale non avrà lo stesso valore del colore dei capelli. Purtroppo sul piano lavorativo siamo ben lontani dal conquistare questa consapevolezza. A me piace pensare che l’innovazione di cui parliamo non sia al femminile, ma sia per tutti: chi crea una start up infatti non si inventa solo l’impresa, crea un settore di mercato”.

È probabile che tra vent’anni il 60% delle professioni di oggi non esista più: il dinamismo e la permeabilità della tecnologia fanno sì che tutte le attività siano in continuo divenire. “Ecco perché la pubblica amministrazione locale sta cercando di creare le condizioni perché l’ambiente sia favorevole alla ricezione delle tecnologie digitali”, ha sottolineato l’assessora con delega all’Innovazione tecnologica Valeria Montanari, ricordando gli interventi in tema di banda larga e ultralarga e di alfabetizzazione digitale.

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Nadia Caraffi

Il convegno al tecnopolo è stato voluto e organizzato dallo Zonta di Reggio presieduto dall’avvocato Vanda Giampaoli e dalla delegazione reggiana e modenese di EWMD, guidata da Simona Salvarani e Nadia Caraffi. “La mia associazione si occupa di empowerment per le donne europee. A livello internazionale siamo nate nel 1984 e oggi siamo presenti in quaranta città, quattro italiane. A Reggio e Modena ci siamo costituite quattro anni fa: oggi siamo 51 socie”, ha spiegato Nadia Caraffi. “Ci proponiamo di operare per un’equa rappresentanza degli uomini e delle donne in posizioni di responsabilità e abbiamo un concetto di cultura del management basato sull’affidabilità, sul rispetto e sulla responsabilità. Abbiamo assunto il tema della cultura digitale in Italia come un fondamento su cui lavorare: ne siano prova i progetti Ragazze digitali e Donne digitali”.

Dopo gli interventi del commercialista Alberto Peroni, che ha illustrato agevolazioni e incentivi per investitori in start up, della ricercatrice poi imprenditrice Chiara Giovenzana, che ha parlato delle opportunità offerte dall’internazionalizzare la propria azienda, e dell’avvocato Lorenza Morello, impegnata in un approfondimento sulle modalità di nascita delle nuove imprese, sono state tante le testimonianze pratiche di chi è riuscita a dare forma alle proprie idee.

A cominciare da Mary Franzese, 31 anni, che a Modena ha fondato la start up Neuron Guard, dispositivo che agisce in caso di ictus, arresto cardiaco e trauma cranico, riducendo i rischi di compromettere la salute del paziente trattando preventivamente – entro otto minuti dall’incidente – il danno cerebrale acuto. I medici possono intervenire prima ancora del ricovero, anche in ambulanza: il paziente indossa un collare refrigerante, collegato a un’unità di controllo esterna che raccoglie i dati durante il trattamento. “Il principio è quello dell’ipotermia, vale a dire l’abbassamento della temperatura al di sotto dei 37 gradi. Un raffreddamento veloce del cervello riduce l’estensione del danno”, ha spiegato Mary. Neuron Guard ha vinto svariati premi nel mondo, ottenuto finanziamenti per oltre un milione di euro, ed è un fiore all’occhiello italiano nel settore biomedicale internazionale. “Abbiamo stretto una partnership con l’università e con un’azienda di Cambridge, faremo i primi test sull’uomo nei prossimi mesi. L’obiettivo è arrivare sul mercato il prossimo anno per salvare quante più vite umane possibile”.

Ingegnere chimico e dirigente d’azienda, anche la reggiana Micaela Prati è stata invitata a raccontare la sua esperienza: fondatrice della start up Up2go con altre quattro donne, un gruppo di professioniste con esperienze in vari settori, ha dato vita a un’applicazione per smartphone “che permette alle comunità di muoversi in maniera integrata e sicura, riducendo l’inquinamento e il traffico. L’app vuole essere una sorta di autostop tra persone che si conoscono – per esempio i dipendenti della stessa azienda o associazione sportiva – istantanea e flessibile. Personalmente ho sempre adorato la legislazione californiana, che autorizza a fare qualsiasi cosa, purché a impatto zero sull’ambiente. A passaggio effettuato, l’app sarà anche in grado di indicare la quantità di CO2 risparmiata”.

A seguire gli interventi di Barbara Vecchi di Hopenly, Valentina Garonzi di Diamante e Valentina Cerolini di Deesup, che hanno continuato ad animare il partecipato pomeriggio di dibattito e confronto al capannone 19 del tecnopolo.

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