Il premio Oscar Moonlight? Reeves e Scamarcio? Lasciate perdere, meglio Ficarra e Picone

moonlightMoonlight

Regista: Barry Jenkins

Top star: nessuna

USA 2016

Non ci stancheremo mai di ribadire un concetto fondamentale di questa rubrica: noi del Bar De Curtis di cinema non capiamo nulla. Ciò non significa però accettare passivamente i giudizi, o in questo caso i premi, di chi teoricamente ne capisce più di noi.

Il film vincitore del premio Oscar 2016 ci era piaciuto così tanto che a un anno di distanza dobbiamo far ricorso a google per ricordarci non tanto la trama (mission impossible), ma anche solo il titolo. E la sensazione è che tra un anno dovremo fare la stessa operazione per ricordarci di Moonlight, vincitore del premio Oscar 2017; grazie al cielo durante la visione abbiamo preso due appunti, così siamo in grado di dirvi qualcosa prima che esca definitivamente dal radar della nostra memoria.

A un certo punto devi decidere da solo chi vuoi diventare, nessuno può prendere quella decisione per te”, dice il duro al giovinastro, scrutando l’orizzonte. Storia politicamente corretta (e piuttosto lenta) di un ragazzino alle prese con l’accettazione di se stesso e i pregiudizi altrui, vittima di bullismo (ma nella realtà si sente di molto peggio) e di una famiglia assente. Nulla di cui stupirsi, come in tante altre circostanze il premio Oscar è andato all’argomento, e non ci sarebbe nulla di male, se non fosse che il cinema è anche forma (qui nulla di che) ed emozioni che dovrebbe trasmettere (de gustibus…).

Comunque tranquilli, non fidatevi di noi, del nostro “tutto qui?” e andate pure a vederlo perché è un capolavoro, certificato da tre Oscar: miglior film, miglior sceneggiatura non originale e miglior attore non protagonista, che sinceramente non sapremmo riconoscere nemmeno davanti allo schermo, con una sua foto in mano.

Pare che i più seri contendenti all’Oscar come miglior film fossero “Arrival” (niente male, ma l’aspettativa è troppa rispetto alla rivelazione e i calamari spaziali no, dai…), “Barriere” o “Fences” che dir si voglia, con un Denzel Washington (qui anche regista) sempre grandissimo ma una storia così così, “La battaglia di Hacksaw Ridge” del mai banale Mel Gibson, un’ora di chiacchiere prima della “macelleria”, che forse finisce col togliere più che aggiungere al risultato finale, e il musical “La la land”. Ma in quest’ultimo caso non chiedete a noi, perché qui al Bar De Curtis stiamo lontano dai musical (e dai cartoni animati) come dalla peste.

Piuttosto merita due parole l’outsider “Hell or High Water”, film senza pretese che infatti non racconta nulla di interessante. Eccole le due parole: candidatura inspiegabile.

***

john-wick-2Sconfitti e delusi da un lotto di film candidati all’Oscar tra i più anonimi di sempre, abbiamo cercato conforto in tutto ciò che ci capitava a tiro, spaziando dal cinema nostrano a quello USA, dalle uscite in sala a quelle in dvd.

Su “John Wick 2” ci sarebbe da scrivere un libro. Premesso che Rambo, al confronto, è un film di filosofia e tenere il conto dei morti ammazzati è impresa ardua, che dire di Riccardo Scamarcio e Claudia Gerini alle prese con Keanu Reeves? Non è Natale ma non ce la sentiamo di infierire più di tanto: la Gerini è disarmante, Scamarcio è fuori ruolo, fa quel che può ma è il primo a non crederci fino in fondo. Se la cava decisamente meglio Franco Nero, anche se ha una parte minore, e alla resa dei conti se il sempre più malinconico Reeves vince facile il confronto col duo Scamarcio-Gerini è anche grazie e soprattutto a sua maestà Luca “Il gladiatore” Ward, il suo doppiatore.

E ora vai di pillole. Split: potenzialmente una boiata, invece lo strepitoso protagonista James McAvoy e le sue personalità riescono a nobilitarla alla grande; peccato per la deviazione soprannaturale, non necessaria. Il regista M. Night Shyamalan merita comunque sempre la visione, sperando che un giorno ci spieghino perché quella M puntata davanti al nome.

Incarnate: disastroso. Aron Eckart, identico a Tomas Jane, alle prese con l’ennesimo esorcismo cinematografico non necessario. Solo per dirne una: il padre del bambino che muore in casa…frega niente a nessuno, nemmeno alle forze dell’ordine? Boh.

Prima di lunedì: Vincenzo Salemme è potenzialmente un fuoriclasse, ma qui partecipa al festival dell’organo genitale maschile utilizzato come intercalare. Peccato.

Shut in: il figlio che finge di… Stiamo scherzando? L’altro bambino nascosto in… Stiamo rischerzando? Naomi Watts l’ha letto il copione prima di accettare o i soldi erano così tanti da non poter rifiutare?

Ghostbusters: remake al femminile che ottiene l’effetto di trasformare l’originale in un film da Oscar, Nobel e Pulitzer. Sempre gradevole Melissa McCarthy, spiritosa come Undertaker. Passare da Bill Murray a lei è come ingaggiare Gattuso per sostituire Messi.

L’estate addosso: due adolescenti alla scoperta degli USA, ospiti di una coppia gay. Interessante vero? La cosa migliore del film di Gabriele Muccino è l’omonima canzone di Jovanotti, che fa parte della colonna sonora. Il che è tutto dire.

Allied: zero colpi di scena. Un’eternità prima che arrivi la domanda, un’altra eternità prima che arrivi la risposta, peraltro mai in discussione, per poi scoprire che il film vuole raccontare altro. Con un regista sconosciuto al posto di Robert Zemeckis e senza Brad Pitt sarebbe uscito direttamente in dvd, senza passare dalle sale.

lora-legaleL’ora legale: “Con questa crisi che ci sta, l’Italia l’onestà non se la può permettere”. Qui una parola basta: bellissimo. Diremo di più: tra tutti i titoli citati in questo articolo, l’unico che riguarderemmo domani è proprio il film di e con Ficarra e Picone.

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