Lusetti choc: “Chi si definisce cooperatore-capitalista non è un cooperatore”

timthumbSolitamente al termine dei convegni la relazione di chiusura si tiene davanti a una platea con larghi vuoti, a cominciare da quelli delle prime file dove solitamente siedono i big, e il podio viene lasciato ai discorsi di circostanza. Ha fatto eccezione a questa regola il Presidente nazionale di Legacoop Mauro Lusetti, che venerdi, nella Sala degli Specchi del Teatro Valli, non si è certo limitato ai saluti o ai convenevoli di rito e, anzi, ha pronunciato un intervento piuttosto inusuale sia nei toni che nei contenuti.

In precedenza la mattinata di “Costruiamo il futuro”, l’assemblea di metà mandato di Legacoop Emilia Ovest, era filata via senza scossoni. Andrea Volta, presidente di Legacoop Emilia Ovest (e di Par.Co, la società di partecipazioni del movimento cooperativo locale), aveva delineato meglio i contorni, per altro già ampiamente anticipati agli organi di informazione locali, del  nuovo supergruppo edile che dovrebbe prendere vita nei prossimi mesi. Avrà base regionale, coinvolgerà una serie di imprese già attive a Reggio, Parma e Modena, e avrà natura cooperativa: non sarà cioè una spa, e darà un ruolo di primo piano ai soci-lavoratori. Ancora non è dato sapere come questo si tradurrà in pratica negli statuti societari, vedremo cioè se sarà una cooperativa di cooperative (come CCPL, per intenderci) o di soci-lavoratori, come parrebbe di intuire. La questione non è certo di lana caprina, visto che questo nuovo soggetto, che opererà non solo nel campo delle costruzioni ma anche in quello del facility management, dovrebbe fatturare almeno 150 milioni di euro all’anno (Sicrea, la società presieduta da Luca Bosi che sarà uno dei perni del supergruppo da sola ne fattura già un centinaio) e avrà bisogno di risorse patrimoniali adeguate. Ci sarà anche Unieco nel mazzo? Non si sa, anche perché la cooperativa di via Ruini attualmente in procedura concorsuale al momento ha ben altre gatte da pelare. In ogni caso, ha specificato Volta, che ha anche annunciato un maggior protagonismo del mondo Legacoop all’interno del settore caseario e del Consorzio del Parmigiano-Reggiano in particolare, saranno i soci delle cooperative coinvolte, a cominciare da quelli di Unieco, a decidere. Il processo non potrà cioè essere eterodiretto dall’alto da Legacoop, che non ne ha i poteri.

Dopo la relazione del prof. Leonardo Becchetti (università di Tor Vergata) e la tavola rotonda, coordinata da Raffaella Polato del Corriere della Sera, alla quale hanno partecipato, insieme al sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi e a Mirto Bassoli di CGIL Emilia-Romagna, il presidente di Boorea Luca Bosi, Marco Pirani, presidente di Progeo, Antonio Costantino, presidente di Proges Parma e Maurizio Molinelli, presidente di Coop Eridana Piacenza e vicepresidente di L.E.O., il finale, a cura di Mauro Lusetti, il presidente nazionale, è stato col botto.

Banco Del Mutuo Soccorso - Darwin - Front“Chi si definisce un cooperatore-capitalista non è più un cooperatore – ha dichiarato Lusetti – Chi ha detto questa cosa, se ha voluto fare una battuta, ha fatto una battuta molto infelice”. Lusetti non ha fatto cognomi e neppure nomi, ma a molti il destinario è sembrato Claudio Levorato, presidente di Manutencoop, la megasocietà bolognese del facility management, che in recenti interviste non ha lesinato dichiarazioni decisamente critiche sia verso Legacoop che verso il modello cooperativo. “Non possiamo omologarci alle imprese private. Siamo diversi e dobbiamo esserlo – ha proseguito Lusetti – per esempio con il workers buy out. Salvare una impresa dove ha fallito il privato è l’esaltazione dello spirito cooperativo. Un privato puó delocalizzare in Slovacchia e nella Repubblica Ceca, chiudere la fabbrica se produce perdite, perché questa è una prerogativa della sua libertà di fare impresa, ma noi cooperatori dobbiamo cercare altre soluzioni.Non ce l’ha ordinato il dottore di essere cooperative”. Si tratta di un messaggio tutt’altro che banale, e anzi dal forte significato politico, a un mondo come quello cooperativo che negli ultimi anni – e in alcuni casi a ragion veduta, cioé per dare maggiori garanzie ai creditori e ai prestatori di capitali –  ha creato imprese utilizzando forme societarie tipiche delle imprese private, come la spa. “Non sono certo contrario alla Borsa – ha precisato Lusetti – ma le cooperative non possono essere snaturate, e il controllo cooperativo non può essere messo in discussione. Quindi, se elaboriamo strumenti societari nuovi, dobbiamo fare grande attenzione”. Anche perché, quando poi le spa create dalle cooperative vengono vendute, persone e patrimoni abbandonano il mondo cooperativo e finiscono nelle mani dei privati. Lusetti non ha usato mezze misure neppure nei confronti dei casi finiti sui giornali per le vicende di carattere penale che hanno visti coinvolti alcuni manager della cooperazione.

“A nessuno di noi è chiesto di commettere reati – ha detto il presidente nazionale di Legacoop – per salvare le aziende e l’occupazione. Quindi chi commette reati non solo ne porta la responsabilità personale, ma  ci crea anche un danno reputazionale che è decuplicato nella nostra realtà. Ma Legacoop, in questi casi, ha reagito con forza e unitariamente, rilanciando la cultura della legalità e facendosi promotrice di azioni di responsabilità verso gli ex amministratori di certe cooperative. Non abbiamo mai scelto la strada dell’espulsione dalla nostra associazione delle cooperative coinvolte in queste vicende – ha continuato Lusetti –  ma abbiamo scelto la strada meno semplice, quella di dire che erano i dirigenti a dovere andare a casa, e che sono gli amministratori ad essere responsabili, sia quando la cooperativa va bene che quando va male. L’abbiamo fatto a Roma (per Mafia Capitale) e anche non lontano da Reggio, a Concordia (per CPL). E se non avessimo agito così, migliaia di persone sarebbero finite in mezzo a una strada”. Non sono mancate, da parte di Lusetti, stoccate a Tito Boeri (“quando dichiara che le coop utilizzano più degli altri lo strumento dei voucher, dovrebbe specificare che a farlo sono soprattutto le cooperative spurie e quelle non associate alla Lega”) e richiami all’orgoglio cooperativo (“sempre più spesso le imprese private utilizzano per motivi di marketing le nostre parole e i nostri valori”). E ha così concluso: “Gli ultimi anni li abbiamo vissuti pericolosamente, ma come Legacoop abbiamo cambiato pelle. Ora siamo più sobri e sostenibili. Abbiamo effettuato unificazioni, ma lo abbiamo fatto senza pregiudicare la qualità della rappresentanza”.

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One Response to Lusetti choc: “Chi si definisce cooperatore-capitalista non è un cooperatore”

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    Unga Lingua 13 febbraio 2017 at 15:44

    Le cooperative ormai sono una concorrenza slealissima,
    cioè sono aziende che pagano meno tasse, coperte da uno o più partiti e con tutto questo…. fanno anche la morale alle vere aziende !

    Inoltre, ciliegina, spesso ne fanno di tutti i colori (vedere le cronache).