2011: odissea nel Pdl. “Iscrizioni sospette” secondo Liborio Cataliotti

verdini-870811A fine 2011, in occasione del congresso provinciale del Popolo delle Libertà di Reggio Emilia, che si sarebbe svolto di lì a poco, ci fu un boom di iscrizioni ‘sospette’ di cittadini di origine meridionale “che mai si erano interessati alla politica o al nostro partito”.

E’ il retroscena svelato dall’avvocato Liborio Cataliotti, al tempo membro del direttivo provinciale del partito di Berlusconi e capogruppo in Comune a Reggio e già difensore nel rito abbreviato del giornalista Marco Gibertini. Cataliotti, sentito come testimone nel procedimento contro la ‘ndrangheta in corso nel Tribunale reggiano spiega: “A quel tempo io avevo una posizione molto critica nei confronti del partito nazionale, che aveva deciso di concedere l’elettorato attivo e passivo anche ai nuovi iscritti. Le tessere erano esplose a circa 2.600 dalle centinaia storicamente registrate e io vidi che c’erano molti iscritti di origine meridionale, ma anche cognomi che dal mio punto di vista ingeneravano dubbi, perché noti alle cronache giudiziarie anche recenti dell’epoca”.

Cataliotti fece anche un’altra verifica: “Chiesi a due miei amici, Tommaso Villirillo e Antonio Rizzo, chi fossero quelle persone e loro mi riferirono che se li avessero incontrati in un bar, sarebbero usciti per non essere male interpretati. Per questo nella riunione del direttivo che si svolse per decidere la posizione del partito sulla cena agli Antichi Sapori, mentre la maggioranza dei componenti voleva minimizzare l’accaduto, io mi misi a gridare come un pazzo che per me era la deflagrazione di un problema creato da scelte sbagliate”.

Come emerge dalle dichiarazioni rese agli inquirenti nel maggio del 2015, Cataliotti rispose inoltre ad un giornalista che gli chiedeva di commentare l’episodio della cena del 21 marzo 2012 al ristorante “Antichi Sapori” (a cui non era presente) di “non averne saputo nulla” ma di non voler essere “tirato in ballo”, perché “c’erano persone che era meglio non inimicarsi perché potevano essere pericolose”. Incalzato dalle domande del pm della Dda Marco Mescolini e del presidente della Corte Francesco Maria Caruso, Cataliotti ha poi ammesso che si trattava di persone “in odore di mafiosità”. Circa la posizione di Alfonso Paolini, al testimone risulta anche che avrebbe avuto anche un ruolo come organizzatore e autista nella campagna elettorale di Pagliani alle regionali del 2010. Gli viene anche domandato dell’incontro con il prefetto Antonella De Miro a cui presero parte nel 2011 alcuni consiglieri comunali di origine calabrese di tutti i partiti e il sindaco Graziano Delrio.

Della delegazione faceva parte anche l’esponente del Pdl Rocco Gualtieri, nipote di Pasquale Brescia, titolare degli Antichi Sapori. “Ho saputo dopo che un rappresentante del mio gruppo era andato dal prefetto”, dice Cataliotti. Altro capitolo dell’interrogatorio, il viaggio elettorale del 2009 a Cutro – a cui presero parte tutti i candidati reggiani alle elezioni amministrative – e che vide presente anche Cataliotti su invito di un altro candidato del Pdl, perché “era proficuo dal punto di vista elettorale”. Sotto la lente degli inquirenti, infine, anche i documenti che in sala del Tricolore furono presentati dal Pdl a sostegno delle doglianze degli imprenditori edili calabresi, rappresentati dall’associazione Aier, su cui Cataliotti puntualizza pero’: “Le richieste erano le più varie, chiedevano soprattutto politiche a sostegno del settore edile. Ma le lamentele riguardavano la mancanza di lavoro, non le interdittive del prefetto” (fonte Dire).

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4 Responses to 2011: odissea nel Pdl. “Iscrizioni sospette” secondo Liborio Cataliotti

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    testimone non sentito 7 febbraio 2017 at 21:39

    dovrebbero aver fatto capire al test finale dell’udienza odierna che sarebbe meglio non si occupasse di cose più grandi di lei…

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    Mauro Vicini - segretario Pd Reggio Emilia 7 febbraio 2017 at 22:10

    Ho ascoltato la deposizione dell’Avvocato Cataliotti al processo Aemilia e letto il post del consigliere Giuseppe Pagliani su FB. Penso che sarebbe meglio che quest’ultimo lasciasse decantare la vicenda, comprendendone l’evidente e insostenibile incompatibilità politica.
    Certamente la battaglia delle forze politiche contro la criminalità mafiosa e le illegalità deve essere unitaria. Su questo il PD è pronto a discutere, con tutti i partiti e i movimenti che sono rappresentati in Consiglio Comunale. Spetta a loro valutare con quali rappresentanti. Sicuramente, dopo aver letto nella motivazione della sentenza di assoluzione della “facilità e l’entusiasmo con cui Pagliani si era messo subito al servizio del boss” e sempre ripassando quanto scrisse il Gup che “E’ da escludere che Pagliani ignorasse la qualità criminale di Nicolino Sarcone, come ha invece sostenuto”, e dell’impegno a fare “dossieraggi” a cura del capogruppo di FI per screditare l’operato dell’allora presidente della Camera di Commercio Enrico Bini sappiamo con chi non dialogheremmo.
    Non ci consola sapere che questi impegni non hanno dato luogo, secondo il giudice, a reati solo perché non sono si sono trasformati in atti. Le sentenze della magistratura vanno sempre rispettate, sono la voce del diritto su cui si basa la nostra democrazia, ma questo rispetto formale non ci esime dal pensare il tutto politicamente insostenibile.
    Ci si aspetterebbe un atteggiamento diverso dal Consigliere Pagliani, comprese le proprie dimissioni da consigliere comunale e provinciale. Questo ha inteso segnalare l’uscita dei consiglieri PD nel Consiglio Comunale di ieri

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      Gloria 8 febbraio 2017 at 11:41

      Gent.mo Sig. Mauro Vicini,
      io non capisco questo accanimento (non solo suo) nei confronti di Pagliani oltre ogni limite accettabile.
      Pagliani è innocente e se avesse modo di leggere tutta la memoria difensiva e non solo quella accusatoria, se ne renderebbe conto e non basterebbero tutte le scuse di questo mondo per ripagarlo dell’ingiustizia subita.
      Pagliani ha commesso due errori: voleva scavare e voleva capire. Pagliani ha un grande difetto: è troppo buono ed ha a cuore il futuro della città.
      Le assicuro che il ruolo che ricopre nelle istituzioni lo ricopre solo per un senso di amore e civiltà nei confronti del prossimo ed a quella cena ha preso parte solo perchè voleva capire se c’era qualcosa che i cittadini dovevano sapere in merito alle cooperative rosse.
      Detto ciò, Pagliani non odia nessuno, non è capace di provare questo bieco sentimento, e se alcune parole possono risultare forti in alcune telefonate Le assicuro che sono solamente parole estemporanee che pesano tanto quanto il tempo di una telefonata.
      Un cordiale e sincero saluto.

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    Unga Lingua 13 febbraio 2017 at 14:29

    La colpa della ‘ndrangheta a Reggio è di Forza Italia.

    Non di chi ha governato negli ultimi 30 anni.

    Ah ah