Stragi partigiane: oltre 100 persone al doppio incontro di Casina e Villa Minozzo

I relatori all'incontro di ieri sera a Villa Minozzo

I relatori all’incontro di ieri sera a Villa Minozzo

Si chiude con un bilancio che ha superato le aspettative la doppia presentazione (a Casina mercoledì sera, ieri a Villa Minozzo) del libro “Cernaieto – la croce, la strage e il femminicidio di Paolina”, scritto a quattro mani dal giornalista Pierluigi Ghiggini e dall’ex consigliere regionale di Fi, Fabio Filippi. Oltre 100 persone, infatti, hanno partecipato agli incontri-dibattito cui sono intervenuti anche l’on.Mauro Del Bue e lo storico Luca Tadolini, del Centro studi Italia.

“A Cernaieto – ha spiegato Ghiggini – sono accadute delle tragedie immani, sono state ammazzate ben 3 delle 76 donne uccise nel dopoguerra, e 4 ragazzi. Tragico ed emblematico è il femminicidio di Paolina Viappiani, giovane mamma ammazzata dal plotone di esecuzione garibaldino assieme ad altre 23 persone: aveva dato un figlio, Paolo, proprio a  un comandante partigiano: perchè i partigiani si liberarono di lei, lasciando orfano il bambini che visse da orfani e incontrò il padre solo quando era uomo fatto?”.

Il giornalista e scrittore Pierluigi Ghiggini

Il giornalista e scrittore Pierluigi Ghiggini

Il volume ricostruisce anche le incredibili peripezie di  Evaristo Fava, postino sopravvissuto alla fucilazione e salvato dal coraggio di suoi colleghi delle Poste. Apre il capitolo della misteriosa sparizione  del Liber Mortuorum dalla chiesa di Pianzo, come dei referti necrologici scomparsi dagli archivi comunali. E rivela, non ultime,  anche testimonianze inedite sulla morte del partigiano Lodovico Landini “Sergio”, non trucidato dai militi fascisti, ma ucciso dal “fuoco amico” durante la battaglia di Montecchio. La soppressione dell’intero presidio Gnr di Montecchio, in spregio a ogni convenzione di guerra, potrebbe spiegarsi proprio con l’imperativo di coprire quella verità.

Filippi, intanto, denuncia l’atteggiamento delle amministrazioni locali che – con l’eccezione del comune di Castelnovo Monti – hanno steso un “cordone sanitario” intorno al libro su Cernaieto, evidentemente ritenuto troppo scomodo.
“Dopo settant’anni dalla fine della guerra civile italiana, sembra incredibile, ma è ancora difficoltoso parlare apertamente di certe verità storiche, anche se universalmente riconosciute, meno se ne parla e meglio è – dice Filippi – Gli Assessori alla cultura delle amministrazioni comunali della provincia, direttamente coinvolte con la storia raccontata nel libro su Cernaieto,  dopo varie telefonate di cortesia  e mail senza risposta, continuano a ‘fingere’ di avere occupati tutti gli spazi dei loro calendari e di non trovare entro l’anno nemmeno un momento da concedere all’opposizione per la presentazione di un libro che riguarda proprio la storia dei loro comuni e quella dei loro concittadini. Per altri libri – nota l’ex consigliere regionale – non solo ci sono gli spazi, ma anche i contributi ed i finanziamenti”.

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