I racconti del Viandante: Leonardo in cucina

Dolores Boretti

Non avevo mai pensato a Leonardo da Vinci come ad un attento gastronomo. La figura che mi sorge nella mente quando si parla di lui è di un barbuto signore dedito a inventare marchingegni, Scienziato e pittore sono le due definizioni che nella mia memoria accompagnano il suo nome ed ora lo scopro anche cuoco. Vengo a sapere che fino ad oggi non si conoscono suoi scritti sulla cucina, ma è stato scoperta una “copia tradotta in italiano” di un fantomatico Codex Romanoff.

Il trascrittore ha provveduto a iniziare la sua opera con due righe “Questa è l’opera che io, Pasquale Pisapia, ho copiato a mano dal manoscritto originale di Leonardo da Vinci, custodito all’Hermitage di Leningrado” e qui la cosa si ammanta di mistero, perché, dopo attente indagini non si trova il manoscritto originale, anche se i misteri russi sono tanti.

Così non è possibile autenticare il contenuto della trascrizione, ma esistono alcuni indizi che permettono di affermare che c’è una possibilità che sia tratto da un vero manoscritto di Leonardo da Vinci. Il racconto parte dai primi anni del giovane Leonardo, quando diciassettenne viene mandato alla scuola del Verrocchio, ma nelle stesso tempo prende servizio in una taverna del Ponte vecchio di Firenze: “Le tre lumache”. Dove dopo un po’ di tempo, per una evenienza misteriosa in cui muoiono i tre cuochi avvelenati, viene promosso cuoco. Contro le abitudini del tempo, propone una cucina che assomiglia molto alla “nouvelle cousine”), ma la gente non è preparata a questo e così viene cacciato a viva forza.

Ritenta l’esperienza con un socio, un certo Sandro Botticelli, anche noto per i suoi quadri come “La nascita di venere” “La primavera” e “Le tre grazie” e le tante “madonne”. Anche questa esperienza finì male. Leggendo scopriamo così un Leonardo molto diverso da quello che ci rimanda la tradizione, troviamo un ingegnere tutto dedicato a fare scoperte per migliorare la cucina, scopriamo anche che Leonardo è l’inventore della forchetta, del tovagliolo e di tantissmi altri curiosi meccanismi.

La sua vita ebbe una svolta nel 1576 quando il padre, che rivestiva un ruolo importante nella cerchia della famiglia Medici, lo fece trasferire a Firenze. Qui Leonardo, attratto dalla bellezza di una città traboccante d’opere d’arte, s’interessò alle molteplici tecniche che nelle “botteghe” venivano sperimentate, sviluppando un talento artistico del tutto speciale. Fu così che il padre, accorgendosi delle doti del figlio e nonostante lo volesse notaio, si decise a contattare uno dei migliori maestri dell’epoca: “Mastro Verrochio”. Diciassettenne, Leonardo arrivò finalmente a bottega . Da allora e per molti anni, grazie all’inestinguibile curiosità di studiare, disegnare, sperimentare, progettare macchinari, espresse il suo genio oltre che a Firenze anche a Milano, Roma e in Francia.

Le varie corti che l’ospitarono non gli fecero solo realizzare grandi opere, ma ne sfruttarono le conoscenze per creare quei macchinari che offrivano giochi scenici nei sontuosi banchetti. Grazie agli scritti lasciati nel Codice Atlantico possiamo desumere che Leonardo conosceva e sperimentava erbe o spezie, tra queste curcuma, aloe, zafferano, fiori di papavero, fiordalisi, ginestre, olio di semenza di senape e olio di lino. Il Genio negli ultimi anni della sua vita firmò pure un’inedita bevanda afrodisiaca.

Girarrosto azionato ad aria calda

La ‘ricetta’, contenuta nel Codice Atlantico conservato a Milano nella Biblioteca Ambrosiana, prevede l’uso di estratto di rosa, zucchero, limone e poco alcool. Dopo 485 anni, la ricetta è stata riprodotta per la prima volta al Museo Ideale Da Vinci in occasione della presentazione del nuovo allestimento. “L’ Acquarosa di Leonardo”, spiega Alessandro Vezzosi, ideatore e direttore del museo, è stata ottenuta in base ad una precisa ricetta descritta al foglio 482 recto (ex 177 recto-a) del Codice Atlantico conservato a Milano nella Biblioteca Ambrosiana. E’ databile agli ultimi anni di vita dell’artista-scienziato, cioè al periodo francese, attorno al 1517. La descrizione della bevanda è precisa negli ingredienti (acquarosa, zucchero, limone) e nel sistema di filtraggio (colati in ‘tela bianca’); doveva essere servita ‘fresca’ e Leonardo la definisce bibita estiva per i Turchi (‘è bevanda di Turchi la state’). E’ questa, secondo Vezzosi, una nuova conferma di come siano stati fondamentali i rapporti di Leonardo con l’Oriente. Molte delle sue principali fonti del sapere tecnologico risalgono infatti all’antica Bisanzio (Costantinopoli ancora nel Rinascimento, oggi Istanbul) e uno dei suoi straordinari progetti, Leonardo lo inviò in Turchia al sultano Bajazet II: consisteva nel Ponte sul Corno d’Oro tra Pera e Costantinopoli (di cui il Museo Ideale Leonardo Da Vinci presenta ora una nuova ricostruzione in miniatura) ed è ancora sorprendente per la modernità dell’ingegneria e del design.

La bevanda, spiega ancora Vezzosi, è stata ottenuta miscelando gli ingredienti indicati da Leonardo.

Acqua alle rose di Leonardo da Vinci

Ingredienti per 1 litro:

■1 litro di acqua minerale

■2 limoni non trattati

■4 cucchiai di zucchero

■4 cucchiai di petali di rosa essiccati

■una coppa di alcol a 90°

Disponete l’acqua minerale in una brocca capiente. Spremete i limoni non trattati e aggiungete il succo all’acqua insieme ai 4 cucchiai di zucchero, ai 4 cucchiai di petali di rosa essiccati e alla coppa di alcool 90°. Agitate bene il composto in modo che tutti gli ingredienti si mescolino bene tra loro e lo zucchero si sciolga completamente. Coprite la brocca e lasciatela riposare per almeno 3 ore in un luogo fresco e buio. Successivamente, prendete una bottiglia di vetro e, usando un imbuto sul fondo del quale avrete sistemato un paio di fogli di garza, filtrate il liquido dalla brocca alla bottiglia. Servite leggermente fresca.

La macchina per spaghetti di Leonardo , disegno del Codice Atlantico

Le invenzioni

Tra le invenzioni più curiose per gli apparati di cucina, il macinapepe ispirato nel disegno al faro della Spezia, l’affettauova a vento, poi un arrostitore automatico, ovvero uno spiedo a eliche rotanti che giravano con il calore della fiamma, marchingegni che troviamo illustrati nel Codex Atlanticus. La sua passione per la cucina spazia dall’invenzione di una macchina per scacciare le rane dai barili dell’acqua potabile, per arrivare agli straordinari bozzetti architettonici realizzati in pasta di marzapane. Tra le altre macchine che Leonardo ha in mente, citiamo tra le più curiose quella per spennare le papere e quella per sminuzzare il maiale a cubetti, o tagliare un uovo in tre parti identiche.

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